Giunto omocinetico: che cosa è e a cosa serve

3821 0
3821 0

A volte basta un click e, se si ha buon orecchio, si riesce a capire che c’è qualche problema che riguarda il nostro giunto omocinetico, un elemento fondamentale della nostra auto che non risulta esattamente tra i più conosciuti. Si tratta di una componente fondamentale per tutto il sistema di trasmissione della vettura e nonostante la sua dimensione sia piuttosto ridotta, è un autentico nodo vitale dell’automobile. Il giunto è uno dei pezzi più importanti della nostra auto: è costantemente in movimento e sottoposto allo stress, non indifferente di trasmettere e distribuire l’energia prodotta dal motore alle gomme con un complesso sistemi di ingranaggi che nel corso degli ultimi anni si sono sempre più perfezionati e completati.

Il giunto omocinetico non è più un componente eterno della nostra auto

Nato inizialmente per durare almeno quanto la vettura stessa, il giunto omocinetico era stato definito “eterno” perché costruito non solo con criteri meccanici di grande efficienza e praticità ma anche con materiali durevoli e tutta una serie di accorgimenti tesi a limitare al massimo l’usura derivata dall’attrito e dal moto costante e continuo del pezzo. Ma le cose sono cambiate: le macchine oggi durano molto più di prima e soprattutto viaggiano molto più di quelle di trent’anni fa, per cui anche “l’eterno” è arrivato a una sua naturale conclusione e spesso nel ciclo vitale di una macchina deve essere sostituito.

Sono anche cambiate le tipologie di vettura: è evidente che un Suv o un’auto a quattro ruote motrici avrà giunti molto diversi rispetto a quelli di un’utilitaria. Cambiano le prospettive, le esigenze, le dimensioni e il peso ma anche i fattori con cui deve cominciare a interagire a cominciare dagli ammortizzatori. Il giunto omocinetico è unico nel suo genere e compie un lavoro insostituibile per il quale è stato creato e progettato appositamente: in definitiva deve connettere i semiassi ai cuscinetti delle rispettive ruote. Si tratta di un fattore fondamentale perché il giunto, di fatto, trasferisce alle ruote, siano essere quelle anteriori o posteriori, tutta la trazione che il motore produce. La trazione continua a essere trasmessa anche quando si sterza ed è proprio grazie al giunto che il movimento risulta essere regolare sia nella fase di sterzata a destra che a sinistra. Il tutto in un’organizzazione meccanica abbastanza complessa che riguarda anche gli ammortizzatori, sollecitati sia in caso di curva che si tratti in discesa, salita o di asfalto irregolare.

Funzionamento e scopi del giunto omocinetico

Con gli anni il giunto omocinetico è cambiato profondamente grazie soprattutto a tutta una serie di brevetti di perfezionamento. Questo è dovuto a motori sempre più potenti che hanno necessità trasmettere ancora più trazione alla trasmissione e dunque devono sfruttare componenti meccaniche più resistenti e materiali meno deteriorabili. È evidente che troppe sollecitazioni finirebbero per compromettere la stabilità del giunto che potrebbe anche spezzarsi. Il giunto omocinetico è una componente piuttosto complessa che consta di una gabbia, una campana, un nucleo, le cuffie e infine le sfere.

Spiegare come funziona non è semplice ma in breve la sezione esterna del giunto è la campana che copre e protegge la parte interna che invece è nota come nucleo. Le gabbie tengono in asse le sfere che ruotano e si alternano all’interno del giungo gestendo la forza di trasmissione che attraversa il giunto. La cuffia è una parte di plastica, o meglio ancora di gomma, che protegge da terriccio, sassi, detriti e polveri i delicatissimi ingranaggi interni. Se la cuffia si taglia o si deteriora il rischio è di compromettere irrimediabilmente la parte meccanica più delicata del giunto. In ogni caso il giunto può rompersi per molti motivi: un forte urto su una buca o contro un marciapiede, una serie di sollecitazioni eccessive ad alta velocità, l’usura determinata dal lungo utilizzo e dal numero di chilometri percorsi. Tutti questi fattori, legati sia al movimento del giunto che a tutte le componenti che interagiscono con lui a cominciare dagli ammortizzatori, partecipano a eventuali rotture.

Test di un giunto omocinetico difettoso e sua eventuale sostituzione

Si parlava di un click: quando si avvertono rumori abbastanza costanti e continui dalle ruote in trazione il segnale è che il giunto potrebbe avere dei problemi: un altro fenomeno che è sintomi di questo genere di problemi è il popping, una sorta di saltellio delle ruote anche a velocità molto ridotta. Per verificare che il giunto non sia rotto o deteriorato si può eseguire una prova abbastanza semplice che non richiede l’intervento di un meccanico professionista. Basta portare la propria vettura in un parcheggio ed eseguire qualche manovra complessa ruotando completamente lo sterzo, a destra e a sinistra, e spostando la macchina anche per pochi metri avanti e indietro. Si si sentono dei click, dei piccoli rumori meccanici provenienti dalle ruote (parliamo sempre delle ruote che esercitano la trazione) quasi certamente c’è qualche problema ed è meglio intervenire con la sostituzione del giunto. Nella migliore delle ipotesi si sostituiscono solo le cuffie per un costo intorno ai 50€ diversamente bisogna sostituire entrambi i giunti, non basta cambiare solo quello danneggiato, occorre cambiarli entrambi: i costi vanno da un minimo di 150 a un massimo di circa 400€.

Si sconsiglia alle persone inesperte o non attrezzate di cimentarsi in un’impresa del genere: la macchina va sollevata su un ponte e occorre una mano d’opera davvero professionale che non si improvvisa di certo. Non basta certo comprare un ricambio, smontare due bulloni e provvedere alla sostituzione. Che il giunto si deteriori è abbastanza normale: ma con i controlli di routine è abbastanza facile individuare eventuali problemi: ci sono poi altri piccoli accorgimenti: parcheggiare l’auto con le ruote diritte, soprattutto se si è in salita o in discesa, è utile per non sforzare sterzo e ammortizzatore che restano così per diverse ore nella stessa direzione.

Ultima modifica: 12 giugno 2019