Mobilità elettrica in città: il futuro

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La grande scommessa dei centri urbani nel corso dei prossimi anni sarà quello di interpretare e adattarsi ai grandissimi cambiamenti che sono già in corso e che stanno rivoluzionando la mobilità elettrica. Lo sforzo comune è quello di spostarsi verso mezzi a impatto zero, sempre meno inquinanti e meno impattanti. Ma anche di ridurre i mezzi in circolazione: puntando sul trasporto pubblico, sulle auto in sharing, sui mezzi in condivisione.

Città a una svolta

Le grandi difficoltà di fronte a strategie che riguardano non soltanto il trasporto pubblico ma tutta la mobilità urbana e che si trasferiscono nell’economia delle città ma anche delle singole famiglie sulla base delle scelte strategiche che vengono intraprese, sono molte.

Le megalopoli del pianeta sono al collasso, ingolfate di traffico ed inquinamento. Alcune vivono sotto una pesantissima cappa di piombo, letteralmente, causata dai gas di scarico delle automobili, dal riscaldamento e dalle grandi industrie e potranno cercare di ridurre le gravissime conseguenze di un atteggiamento assolutamente scorretto di questi ultimi quarant’anni solo con interventi molto forti, quasi rivoluzionari.

La mappa delle megalopoli

Le città in questo momento più in crisi sono megalopoli come Los Angeles, San Paolo, Città del Messico, Pechino, Shanghai: ognuno di questi centri urbani si è esteso in modo impressionante nell’ultimo mezzo secolo con un numero di mezzi del tutto sproporzionato è sempre più inquinante rispetto a quello che le strade e il traffico avrebbero potuto e dovuto gestire. Appoggiarsi alla mobilità elettrica, così come stanno affannosamente cercando di fare molti grandi centri urbani, è solo una delle possibili strategie ma non è certo l’unica e non può essere quella vincente se non ci saranno altri interventi altrettanto solleciti.

Milano e la mobilità elettrica

Il caso di Milano, per esempio, è stato studiato con grande attenzione anche all’estero. Non è un mistero che le grandi capitali europee, una su tutte Londra, guardino con grande interesse a quelle che sono state alcune delle scelte del capoluogo lombardo di questi ultimi anni. Come la creazione della Zona C e della Zona B, isole a traffico limitato che a poco a poco hanno cercato di allontanare il flusso della grande circolazione dal centro della città.

È stata un’operazione difficile, sofferta e mal sopportata dalla popolazione. Ma, a distanza di tanti anni bisogna sottolineare il fatto che a poco a poco quest’operazione sembra essere stata vincente. Una scelta che è stata condivisa e che è stata soprattutto integrata da tutta una serie di strategie legate al trasporto pubblico che è stato intensificato.

È vero, ai milanesi è stato chiesto di più, i trasporti pubblici oggi costano più di quanto costassero 15 anni fa… Ma Milano, in questo momento, è l’unica città italiana che può essere fiera di avere un trasporto pubblico che persegue quelli che sono i grandi standard europei.

Le altre città

Non tutte le città italiane partono avvantaggiate in questa sfida verso la mobilità elettrica e a impatto zero. Alcune, Genova per esempio, ma anche Roma, soffrono di una configurazione molto particolare che è difficilissima da servire. É  inevitabile che a Genova i trasporti siano molto più problematici e molto più costosi rispetto ad altre grandi città. È un dato di fatto che Roma abbia problemi enormi nella gestione del suo trasporto pubblico di fronte a una città unica nel suo genere ed estremamente complessa.

Il grande problema delle città, oggi, non è soltanto la rete del trasporto urbano; ma soprattutto quella extra urbana. Perché i centri abitati si sono estesi enormemente, perché ogni città diventa metropoli con tutti i suoi comuni di cintura che a loro volta devono essere integrate in un trasporto urbano sempre più difficile da studiare e sempre più costoso da finanziare. L’idea collettiva, rendere elettrico tutto il trasporto pubblico italiano, un’indicazione che peraltro arriva con forza ormai da tempo anche dall’Unione Europea, sembra più che un progetto una vera e propria utopia. Perché le città italiane, tutte molto diverse l’una dall’altra e ognuna delle quali amministrata a modo proprio dagli enti locali, hanno una rete del trasporto pubblico difficilissima da adattare figuriamoci se si parla di trasformarla completamente…

Cosa ci manca

Si parla di stanziamenti eccezionali, di finanziamenti straordinari e l’unica soluzione possibile, se si vuole davvero rendere completamente elettrica la mobilità delle nostre grandi città nell’arco di pochi anni, al massimo venti, l’unica soluzione sembrano essere gli investimenti. Massicci, non solo pubblici ma anche privati.

La distribuzione dell’approvvigionamento elettrico, con le cosiddette colonnine, sul nostro territorio nazionale e ancora estremamente dispersiva e discontinua. Ci sono grandi aree completamente sprovviste del servizio e pochi centri urbani, davvero pochissimi, che possono vantare una rete quantomeno presente, non certo capillare. Sì, è vero, ci sono sempre più italiani che cercano di acquistare auto elettriche piuttosto che ibride. Ma è altrettanto vero che i consumatori non sono certo stati incentivati dall’ampliamento dei servizi. Sono arrivate sovvenzioni, defiscalizzazioni, ma oggi se una persona decide di comprare un auto elettrica dovrà fidarsi soprattutto di quella che sarà la ricarica che potrà fare a casa o vicino al proprio posto di lavoro, sempre che sia fornito di colonnine… Tutto il resto è ipotetico.

Ultima modifica: 26 novembre 2020