Il futuro del Diesel nel 2019: cosa aspettarsi

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Novità importanti che riguardano i motori diesel 2019. In particolare, già dalla fine dello scorso anno si sta assistendo all’ esecuzione di determinate prescrizioni limitanti che riguardano la possibilità di movimento dei veicoli possedenti questi tipi di motori. Il provvedimento riguarda specifiche regioni italiane: si tratta di quella fascia del nord del Paese che va dall’area piemontese, a quella lombarda, che passa per l’ Emilia Romagna e che finisce con il Veneto. In un lasso di tempo che terminerà già dall’inizio del mese di aprile, nello specifico, si è provveduto a limitare la circolazione dei mezzi diesel Euro 0, Euro 1 ed Euro 2. Dal 1 gennaio 2019, inoltre, si è estesa l’ordinanza anche agli Euro 3. In cosa consistono tali limitazioni? Nei giorni in settimana dal lunedì al venerdì, in orario lavorativo dalle 07,30 del mattino fino alle 19,30 della sera è stata vietata la circolazione ai mezzi di trasporto commerciali del tipo N1, oltre che N2 ed N3. L’alimentazione di tali veicoli deve essere ovviamente diesel per rientrare nella prescrizione e deve far parte di una delle categorie sopra predette: Euro 0, Euro 1, Euro 2 ed Euro 3.

Chiaramente, i conducenti e proprietari interessati possono controllare le novità presenti sul sito internet ufficiale del Comune in cui si devono recare, per verificare la validità del provvedimento e per reperire informazioni utili a chiarirsi le idee. Bisogna considerare che questo regolamento interessa in maniera consistente le città delle regioni interessate con un numero di abitanti che va dai trentamila abitanti in su. Sono proprio queste aree urbane, infatti, a risentire maggiormente del problema portato dall’inquinamento e il diesel non può essere esente da colpe. Ma dopo il 31 marzo cosa accadrà? Si continuerà a procedere con una politica di limitazioni in questo settore? Ovviamente non si può iniziare a sviluppare un progetto serio di riqualificazione a tempo limitato. Dunque, si è pensata e ratificata l’idea di porre un vincolo simile a quello descritto per i mezzi Euro quattro entro il mese di ottobre dell’anno prossimo e per gli Euro 5 entro sei anni da quest’anno.

Blocco dei diesel: il caso di Milano

Milano è sicuramente la città più attiva economicamente e non solo in Italia. A livello industriale, nell’ambito del settore terziario ed in particolare in materia di trasporti. Questo punto di partenza ha provocato un unicum negativo nel Bel Paese che si sta cercando di risolvere. Infatti, seppur il capoluogo lombardo si sia sempre mostrato all’avanguardia in diversi settori, invece in questo caso deve inseguire e percorrere delle soluzioni cercando di porre rimedio ad una situazione ambientale che non ha precedenti equiparabili a livello nazionale. Ma in ogni caso bisogna segnalare la serietà delle misure prese, sintomo di una intensa volontà di migliorare le cose.

La rigidità delle prescrizioni pare d’obbligo per garantire un futuro migliore ai cittadini che ogni giorno percorrono le strade di Milano, siano essi suoi residenti, pendolari o turisti. Dal 21 gennaio scatta il blocco di circolazione dei diesel Euro 0, Euro 1, Euro 2, Euro 3. Chi non rispetta questo provvedimento rischia delle sanzioni salate. Tra l’altro sono stati disposti ben centottanta varchi per controllare il corretto svolgimento delle operazioni di riqualificazione urbana.

Futuro del diesel

Le prescrizioni nazionali che si sono enunciate precedentemente hanno trovato un forte eco europeo. Numerose città importanti stanno seguendo lascia italiana: su tutte Parigi, che già dal prossimo anno mira a raggiungere l’abolizione del diesel; Atene punta, invece, al 2025 per raggiungere il medesimo obiettivo; emblematico è il caso tedesco: il tribunale di Lipsia ha provveduto a sentenziare una ordinanza secondo cui si prescrive il divieto di circolazione di questi veicoli nei centri urbani.

Proprio dalla Germania, circa quattro anni fa, ha iniziato a insinuarsi quel pensiero che sta portando a tali conseguenze, rivoluzionando il mondo del mercato dell’ automobile. Nel 2015, infatti, il caso Volkswagen ha inondato le pagine dei giornali e occupato per giorni gli spazi di rilievo dei mass media principali del mondo; la tecnica utilizzata dalla casa automobilistica di Wolsburg per ridurre le tracce di emissione di molti veicoli ha aperto gli occhi all’opinione pubblica oltre che essere un elemento di riflessione per le classi dirigenti mondiali del mondo sia dei mercati che della politica. Basta pensare che per un periodo di tempo non precisato, ma sicuramente molto lungo, sono state messe in circolazione ed immatricolate della macchine con dei valori di inquinamento almeno quaranta volte superiori a quelli consentiti. Un avvenimento intollerabile perché dannoso per l’ambiente e per la salute dell’individuo in quanto persona.

Reazione dei mercati

I dati del mercato italiano sono incontrovertibili ma devono essere interpretati. Sebbene i numeri delle immatricolazioni dei diesel durante l’autunno dello scorso anno siano diminuiti, c’è da dire che nel 2017 sono aumentate di quasi il 4 %. Questi valori stanno a significare un crollo delle vendite, abbastanza ovvio e prevedibile proprio perché la vendita diesel è destinata a scomparire. Ma nonostante ciò, essa rimane attiva perché le aziende automobilistiche propongono ai potenziali clienti dei prezzi vantaggiosi grazie a delle promozioni mirate a stimolare il mercato. In questo caso, chi cambia spesso automobile potrebbe essere avvantaggiato nell’acquisto imminente del diesel. Non bisogna poi dimenticare il tipo di mercato a cui ci si affaccia.

Per ora le ordinanze restrittive di cui si è parlato riguardano i grandi centri urbani e non quelli piccoli, con il numero di abitanti solitamente inferiore a trentamila. Dunque la popolazione dei centri minori è attualmente avvantaggiata nell’acquisto di questi mezzi di trasporto. Chiaramente, in prospettiva lungimirante è molto sconveniente acquistare un diesel, soprattutto se lo stesso costa molto. Tutto, dunque, dipende dalle necessità personali di ogni compratore o appassionato di automobili. E’ importante però essere a conoscenza delle normative vigenti.

Ultima modifica: 9 gennaio 2019