Come funziona il motore a scoppio

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Appassionati della materia e non, parliamo oggi del motore a scoppio. Non sembra, ma capire come fa a funzionare è un argomento assai interessante. Ci permette di fare anche valutazioni critiche se si ha in programma l’acquisto di un veicolo.

Motore a scoppio: funzionamento

Questo particolare elemento che fa parte di molti macchinari e veicoli che circolano nelle strade di tutto il mondo, è stato ideato grazie all’impegno e alla dedizione di due italiani, Felice Matteucci ed Eugenio Barsanti, entrambi di Lucca.

Viene anche riconosciuto con il nome di motore a combustione per il fatto che, per funzionare, ha bisogno della combinazione di un combustibile e di energia chimica. Questa fusione produce il lavoro meccanico che fa funzionare il motore, così da permettere al veicolo o al macchinario di azionarsi.

Nel mezzo di questo componente, ci deve essere un’area, detta camera di combustione, proprio perché è qui dentro che l’energia viene convertita in forza meccanica. Nello specifico, è proprio qui che i gas fatti bruciare fanno aumentare la pressione e il volume, facendo muovere il pistone che poi arriva all’albero motore e lo fa ruotare. Il tutto non funzionerebbe se non ci fosse l’ossigeno che fa da comburente.

Tipologie di motore a scoppio

A seconda che si utilizzi gas, benzina o diesel, cambia il modo di funzionare del motore a scoppio, perché risulta differente la combustione. Questa classe di motori è alquanto ampia e i modelli variano a seconda della miscela impiegata, che può trattarsi di benzina, diesel o gpl. Esistono, così, motori continui, volumetrici, ibridi e poi quelli a due, quattro, cinque, sei o a sette tempi.

I motori volumetrici, che possono essere a movimento alternativo o rotativo, vengono chiamati così perché il fluido motore viene trattato ogni giorno dentro un volume definito e sviluppato in maniera ciclica grazie al movimento di componenti meccaniche.

La categoria dei motori continui, sono definiti in tale maniera perché una parte del motore ha il compito di elaborare in continuazione il fluido motore. Tra i motori che funzionano in questo modo ci sono quelli con turbina a gas, quelli a razzo, endoreattori o esoreattori e, infine, quelli a reazione.

Per finire, i motori ibridi e quelli a due fino a sette tempi vengono comunemente impiegati nelle autovetture. I primi, quelli definiti ibridi utilizzano per funzionare sia la benzina che una batteria che si ricarica con l’elettricità prodotta dal movimento e quando si effettua la frenata del veicolo.

Ciò che, invece, distingue i motori a due o più tempi è il numero di passaggi per la combustione. Per esempio, in un motore a due tempi le fasi che permettono la combustione sono due: il pistone sale e scende, per farla breve. In quello a 4 tempi, invece, il procedimento prevede 4 passaggi: vi è la prima fase detta di aspirazione, la seconda di compressione, la terza è quella in cui si verifica lo scoppio e l’ultima è quella di scarico.

A livello pratico, i motori a due tempi hanno più cavalli e una ripresa più rapida ma hanno lo svantaggio di deteriorarsi più velocemente rispetto a quelli con 4 tempi. Quest’ultimi, permettono un minor consumo di carburante e una maggiore durata delle gomme, ma risultano più pesanti e meno performanti.

Ultima modifica: 20 novembre 2018