Fermo amministrativo auto: cos’è e come funziona

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Il fermo amministrativo auto è un procedimento su cui una amministrazione pubblica fa affidamento quando deve rientrare forzosamente di un proprio credito nei confronti del cittadino-automobilista. Esso può anche essere impiegato quale punizione aggiuntiva rispetto a determinate violazioni delle regole di circolazione sancite dal codice.

Questo procedimento sanzionatorio ha come conseguenza l’impossibilità per chi lo subisce di usare l’autoveicolo finché non avrà provveduto ad estinguere il debito: in questo caso, l’autorità provvederà a porre nel nulla il fermo e a restituire all’automobilista la piena disponibilità della sua vettura.

Fermo amministrativo auto: cosa sapere

Il fermo amministrativo auto è, in buona sostanza, un procedimento in virtù del quale l’autorità, per così dire, “paralizza” un mezzo del debitore allo scopo di rientrare di importi dovuti dall’automobilista e non ancora corrisposti (più eventuali interessi e sanzioni accessorie, ovviamente). Può trattarsi ad esempio di imposte non versate.

Se l’obbligato non paga quanto gli compete, il mezzo “paralizzato” è soggetto agli inconvenienti che seguono:

  • Divieto di circolazione: se l’automobilista ignora questo divieto, può andare incontro ad ingenti sanzioni in denaro;
  • Il veicolo non può essere radiato dal registro pubblico dei veicoli e neppure venduto all’estero o rottamato;
  • Nel periodo del fermo, il veicolo deve essere custodito in un posto non aperto al pubblico passaggio, come una rimessa o un cortile privato.

Va peraltro avvertito che il mezzo assoggettato a fermo amministrativo può essere oggetto di compravendita, sì, ma a carico dell’acquirente varranno i limiti di cui sopra.

Per chi venisse sorpreso a circolare in violazione del fermo amministrativo auto, la sanzione può andare dai 777 ai 3114 euro. E si faccia bene attenzione a quanto segue: in questa ipotesi il mezzo subisce la confisca, cioè viene definitivamente acquisito in proprietà dallo Stato.

Come per tutte le procedure di riscossione coattiva, se il debito non viene onorato, il mezzo è assoggettato a pignoramento e poi venduto, affinché l’autorità creditrice possa soddisfarsi col prezzo ottenuto.

Agente della riscossione

Dato che si tratta di recupero crediti per conto della P.A. (Pubblica Amministrazione), il fermo per solito viene attuato dal cosiddetto “agente della riscossione” (finora Equitalia), che rende nota al debitore la cartella con la pressante esortazione al saldo.

Se il cittadino-debitore non provvede a onorare quanto gli spetta entro due mesi dalla notifica (a meno che non abbia ottenuto una rateizzazione oppure la sospensione o l’annullamento del debito), l’agente della riscossione può dare avvio alla procedura di cui sopra.

Il modo più ovvio per risparmiarsi il fermo è saldare il debito verso la P.A. La richiesta di rateizzazione blocca eventuali procedure esecutorie non ancora iniziate, sempre che poi il piano di rientro sia fedelmente rispettato. Se il fermo però è già in atto, allora basterà pagare per tempo la prima rata, dopodiché si può fare istanza a Equitalia (o all’agente designato) per ottenere la sospensione del provvedimento.

Ultima modifica: 14 gennaio 2019