Emerson Fittipaldi: perché lo chiamano “eroe dei due mondi”

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Il grande circuito della formula 1 ha sempre regalato ai suoi appassionati emozioni e grandi gare, ma anche piloti degni di questo nome. In molti hanno lasciato la loro firma con vittorie, sconfitte e duelli entrati nella storia, ma in pochi possono vantarsi del titolo di “eroe dei due mondi”. Non stiamo parlando dell’”eroe dei due mondi” Giuseppe Garibaldi, ma dell’ex pilota di Formula 1 Emerson Fittipaldi.

Curiosi di sapere il motivo di questo curioso titolo? Ebbene, per svelare questa curiosità è necessario approfondire la storia della sua splendida carriera sportiva nella Formula 1, caratterizzata dai due titoli mondiali conquistati nel 1972 e nel 1974.

Chi è Emerson Fittipaldi

Brasiliano, con lontane origini italiane e russo-polacche, Emerson Fittipaldi nacque a San Paolo nel 1946 e sin da piccolo si appassiona ai motori, in particolare alle due ruote, tutto grazie al padre Wilson, giornalista sportivo e pilota dilettante. La prima partecipazione a una gara ufficiale sulle due ruote avvenne all’età di 15 anni, ma fu la collaborazione come aiuto meccanico con il fratello Wilson Jr., pilota di kart, a fargli decidere di passare dalle due alle quattro ruote.

Così nel 1963, i due fratelli crearono dal nulla una loro impresa familiare per la produzione di parti per automobili e anche per potersi finanziare nel mondo delle corse dei Kart e quello stesso anno Emerson riuscì a conquistare il titolo nazionale di kart. Nel 1964, compì il primo salto di qualità, con il passaggio alle gare con vetture monoposto. I due fratelli Fittipaldi puntavano sempre più in alto e, dopo aver costruito la loro monoposto, presero parte nel 1967 al Campionato di Formula Vee, in cui alla guida della monoposto c’era proprio Emerson.

Il giovane pilota riuscì ad ottenere diversi successi in pista e nei circuiti locali a tal punto da decidere di tentare fortuna dall’altra parte dell’oceano, più precisamente nel Regno Unito. Quella inglese fu un’avventura in solitaria, in quanto suo fratello decise di rimanere in Brasile. Così, nel 1969, lasciò San Paolo per recarsi a Londra. Nella capitale britannica continuò, pur non sapendo parlare inglese, a fare il meccanico per finanziarsi la sua carriera e riuscì ad acquistare una formula Ford con cui prese parte a qualche competizione minore.

Dopo qualche gara, ottenne il primo contratto da professionista con il Team di Jim Russell per prendere parte, anche se a metà stagione, al Campionato di Formula 3 inglese che vinse grazie alla sua guida veloce ed efficace. La sua vittoria nel circuito della Formula 3 attirò l’attenzione di Colin Chapman, patron della Lotus che lo volle come pilota per il circuito di Formula 2. In quel campionato non vinse neppure una gara, ma impressionò il pubblico e gli esperti del settore per la sua abilità alla guida, tanto da lanciarlo a soli 23 anni (1970) nella massima serie dell’automobilismo, la Formula 1, come terzo pilota per il Team della Lotus.

Nel Campionato Formula 1 del 1970, iniziò come terzo pilota della Lotus ma, dopo la tragica morte del primo pilota Jochen Rindt (deceduto durante le prove libere a Monza) e l’abbandono di John Miles (secondo pilota), divenne il leader del Team Lotus conquistando il suo primo podio. Il primo titolo mondiale lo conquistò nel 1972, sempre alla guida di una Lotus 72D, collezionando 5 vittorie e 3 podi. Il campionato successivo fu l’ultimo alla guida di una Lotus.

Il passaggio alla McLaren fu dovuto alla rivalità con il suo compagno di scuderia, il pilota svedese Peterson. La rivalità tra i due esplose nel circuito di Monza, quando il pilota svedese all’ultimo giro non si fece superare da Fittipaldi, al quale occorreva una sola vittoria per conquistare il suo secondo titolo mondiale, vinto quell’anno dal pilota britannico Jackie Stewart per la scuderia Tyreell.

Il passaggio alla McLaren portò il pilota brasiliano a vincere il suo secondo titolo mondiale (1974), successo che gli fece decidere di rinnovare il contratto per un altro mondiale. Purtroppo, l’anno successivo non riuscì nell’impresa di aggiudicarsi il terzo titolo mondiale, titolo sfuggito di poco perché si qualificò al secondo posto della classifica generale, collezionando due vittorie e quattro podi.

La svolta nella carriera di Emerson Fittipaldi

Da quel momento, qualcosa cambiò in lui: forse la sete di vincere gli fece dare una svolta alla sua intera carriera da pilota. Una svolta che non si rivelò ottima, anzi tutto il contrario. Nel 1976, Emerson decise di rimettersi in affari con suo fratello Wilson jr e, grazie alla sponsorizzazione da parte della Copersucar, i due fratelli fondarono il Team Fittipaldi. Il nuovo Team Fittipaldi prese parte ai mondiali dal 1976 al 1980, senza però riuscire a eguagliare i vecchi successi ottenuti da Emerson con la Lotus e la McLaren. Alla fine, il pilota brasiliano, dopo essersi reso conto di non essere più in grado di vincere, prese nel 1980 la decisione di ritirarsi definitivamente dal mondo della Formula 1.

“Eroe dei due mondi”

Si ritirò dalla Formula 1, ma non dalle gare: infatti, è dopo il suo addio alla massima serie automobilistica che conquisterà il titolo di “Eroe dei due mondi”. Nel 1984, si trasferisce negli Stati Uniti, dove prende parte al campionato CART riuscendo in breve tempo a conquistare la stima del pubblico di casa che lo trasformerà in un vero idolo. Il primo ingaggio lo trovò grazie al Team Patrick Racing, dove rimarrà sino al 1989 per poi passare alla LOLA (dal 1990 al 1993).

Il suo ritiro ufficiale fu nel 1996, dopo un terribile incidente che gli fece capire di essere arrivato al capolinea della sua straordinaria carriera. Negli stati Uniti, Emerson Fittipaldi ebbe una rinascita dal punto di vista sportivo: trionfò per due volte alla 500 Miglia di Indianapolis, nel 1989 e nel 1993. E nell’anno della sua prima vittoria a Indianapolis, trionfò anche nella classifica generale CART.

Piccola curiosità: tra il 2005 e il 2007, Emerson Fittipaldi ritornò in pista prendendo parte, insieme agli altri ex piloti di Formula 1, al Grand Prix Masters, una manifestazione sportiva che non ebbe il successo sperato e che fu interrotta alla terza edizione, con solo due gare disputate.

Ultima modifica: 8 agosto 2019