Ecotassa all’estero: quando bisogna pagarla

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Un tributo che non tocca tutti, almeno per ora: si chiama ecotassa e si applica solo a determinate categoria di veicoli. Basata su finalità dichiaratamente ambientaliste, questa aliquota viene applicata da qualche anno agli automezzi a motore considerati particolarmente inquinanti a causa delle elevate emissioni di gas climalteranti. Quando bisogna pagare dunque l’ecotassa?

Ecotassa all’estero

Il carico fiscale aggiuntivo non si applica in genere ai veicoli già immatricolati in Italia, neanche se ci si riferisce a vetture soggette a reimmatricolazione susseguente a smarrimento o deterioramento della targa. Ricadono invece sotto tassazione le automobili e in mezzi in genere importate dall’estero in Paesi nei quali erano già state immatricolate e poi trasferite in Italia per essere “nazionalizzate”.

Una fattispecie quest’ultima che si attaglia in particolare a quanti decidono di acquistare un autoveicolo da rivenditori o privati proprietari residenti in paesi esteri. Con la nuova immatricolazione in Italia scatta l’applicazione della tassa sulle emissioni o ecotassa. Si tratta di un volume di transazioni che ogni anno cresce sempre più anche in considerazione di alcuni benefici legati all’acquisto dei veicoli in altri Paesi. Sono sottoposti a questa tassazione anche i cittadini stranieri che si trasferiscono nel nostro Paese per restarvi più di sessanta giorni consecutivi. In tal caso infatti a tali proprietari di automobile si applica quanto previsto dal Decreto sicurezza che obbliga a reimmatricolare in Italia un veicolo proveniente da oltralpe.

Quando bisogna pagare l’ecotassa

Va chiarito che questo dispositivo fiscale aggiuntivo si rivolge a un target di mezzi considerato particolarmente impattante sull’ambiente e pertanto assoggettato a maggiore tassazione. La soglia da non oltrepassare è quella dei 160 grammi di anidride carbonica per chilometro, superata la quale scatta l’aggravio. Si tratta di un’imposta progressiva che cresce in maniera direttamente proporzionale al livello di emissioni di CO2 indicato dal libretto di circolazione della vettura, stabilito secondo il ciclo di prova denominato NEDC, ovvero “New European Driving Cycle”. Nel dettaglio, gli importi previsti variano dai 1.100 euro della fascia emissioni compresa tra 161 e 175 grammi di CO2 per chilometro ai 2.500 euro caricati su vetture oltre i 250 grammi per chilometro. Da tenere presente anche che l’imposta non viene applicata ai veicoli per uso speciale elencati dalla direttiva 2007/46/CE, ovvero: camper, veicoli blindati, ambulanze, veicoli con accesso per sedia a rotelle. Per il pagamento occorre servirsi del modello F24 a cura dell’acquirente e va effettuato nello stesso giorno di immatricolazione dell’auto.

Ultima modifica: 3 dicembre 2019