Documento unico di circolazione, cosa sostituisce?

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Annunciato nel 2018, procrastinato al 2019 e subito rinviato al 2020, a quanto pare diventerà sul serio di attualità dal primo gennaio grazie al provvedimento che è stato deliberato dal Ministero dei Trasporti a marzo e che è diventato legge con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale: parliamo del nuovo documento unico di circolazione che coinvolgerà tutti i proprietari di auto, moto e mezzi pesanti. Di fatto sostituirà il vecchio libretto di circolazione e andrà a integrare il già esistente certificato di proprietà del veicolo.

Il documento unico di circolazione semplifica e sintetizza i dati di veicolo e proprietario

La novità riguarderà da gennaio le auto di nuova immatricolazione che dunque saranno messe in circolazione con il nuovo documento ma anche tutti i veicoli non nuovi che cambieranno proprietario: il DUC conterrà tutte le informazioni relative a mezzo, telaio, targa, massa, peso, cavalli reali e fiscali, tipologia di scarico ma anche i dati riguardanti la proprietà che si tratti di un privato, una società di leasing o di noleggio. In questo senso le società che forniscono auto in regime di noleggio a lungo termine si sono già portate avanti consegnando ai propri clienti una certificazione che consente di abbinare l’auto che gestiscono e che è in locazione a un privato un foglio di guida. Serve anche per le multe e per identificare più facilmente i trasgressori del codice della strada.

Con il documento unico di circolazione ci si avvia allo smantellamento del PRA

La logica del DUC è quella di semplificare, razionalizzare e anche risparmiare: se prima tra bolli e tasse i certificati della vettura potevano arrivare a costare anche un centinaio di euro, oggi con un unico documento che sintetizza proprietà e caratteristiche del mezzo, il risparmio è di un terzo.

La proposta infatti era nata con la Riforma Madia, e si riferisce all’ex ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia che, accogliendo un’indicazione dell’Unione Europea vecchia di almeno venti anni, aveva portato avanti questa riforma.

Tuttavia i ciclomotori (i cinquantini con targa piccola) e le minicar restano esclusi dalla riforma: in questo caso almeno per qualche tempo si dovrà continuare a viaggiare con entrambi i documenti, ovvero libretto di circolazione e certificato di proprietà. Di fatto insomma il DUC non sostituisce nulla: se mai integra e sintetizza tutte le informazioni destinate a identificare un veicolo e il suo proprietario in un unico certificato.

La cosa diventa significativa nel caso del certificato di proprietà che fino a oggi era un documento non indispensabile per la guida e non veniva richiesto dai funzionari di pubblica sicurezza in caso di controlli su strada. Tuttavia con questa manovra ci si avvia a una riforma molto sostanziale che porterà progressivamente alla dismissione del Pubblico Registro Automobilistico le cui funzioni verranno accorpate nella nuova agenzia per il trasporto stradale che dipenderà al Ministero dei Trasporti.

Ultima modifica: 3 giugno 2019