Che cos’è un crash test dummy

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Crash Test Dummy: letteralmente il manichino dei crash test. Ma anche una band folk rock che ottenne un discreto successo negli anni ’90 con un brano molto bizzarro intitolato “Mmm, Mmm, Mmm, Mmm” e l’album “God Shuffled His Feets”. Dummy non è un complimento: quando un ragazzo viene soprannominato Dummy significa che è un po’ tonto o che è succube di genitori o ragazza. Insomma, uno senza spina dorsale.

L’origine dei Crash Test Dummy

I Crash Test Dummy in effetti non hanno la spina dorsale, e nemmeno le ossa: ma per peso, dimensione e flessibilità sono in tutto e per tutto identici al corpo umano. Il loro impiego scientifico più importante fu da parte della NASA nei primi anni ‘60 per capire come il corpo umano avrebbe reagito alla spinta dei razzi vettori e alle accelerazioni dei missili destinati allo spazio. Con gli anni i primi modelli in plastica sono stati sostituiti da quelli molto più pratici e funzionali, in silicone.

Alcuni costano poche decine di dollari e sono di fatto involucri semivuoti e semirigidi che a ogni schianto che viene simulato in laboratorio devono essere sostituiti ma altri, dotati di sensori, microcamere, supporti digitali tridimensionali collegati a sofisticati software per l’analisi dei dati, possono arrivare a costare anche fino a mezzo milione di dollari.

L’inventore dei Dummies e di Sierra Sam

Chi creò i dummies fu Samuel Alderson, un ricercatore americano che era stato incaricato di effettuare alcuni test sulla risposta del corpo umano alle accelerazioni su un aereo. Fino a quel momento si erano usati cadaveri, cosa non bella da spiegare e animali vivi… cosa anche peggiore che scatenò per almeno una decina d’anni le vivacissime proteste dei movimenti animalisti. Il crash test dummy rivoluzionò tutto: Alderson prese un semplicissimo manichino di un negozio di abbigliamento e iniziò a lavorare con quello per poi creare “Sierra Sam”, il suo primo Dummy. Un calco di un metro e 80 centimetri di altezza che ricostruisse in plastica un corpo umano.

Con gli anni il ricercatore perfezionò questo modello fino a creare quello definitivo, leggermente più alto e pesante del maschio medio americano. I primi test in auto furono effettuati dalla General Motors per verificare l’efficacia delle cinture di sicurezza. È bene sottolineare che Alderson non solo ha eliminato i rischi di esperimenti crudeli ma ha anche salvato migliaia di vite. Si dice che grazie ai crash test dummies e agli esperimenti su freni, urti e simulazioni, siano stati brevettati strumenti di sicurezza che ogni anno salvano la vita di non meno di 100mila potenziali vittime della strada.

Ultima modifica: 8 febbraio 2020