Cosa disse Ferrari a Lamborghini

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Due uomini di intelligenza superiore, di straordinaria personalità e animati da una sana rivalità che era non solo sportiva ma anche imprenditoriale. Sul rapporto tra Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini si sono spesi fiumi di inchiostro tra libri, pubblicazioni e persino tesi di laurea. Al punto che il rapporto di competizione tra i due è diventato molto più spesso vicino alla leggenda che alla realtà storica. Della rivalità tra i due industriali hanno parlato molto spesso collaboratori, ex dipendenti e qualche collaboratore ma esistono anche libri che hanno davvero ricostruito la verità un paio dei quali scritti dal figlio di Ferruccio Lamborghini, Tonino, che di tanto in tanto, sia sui blog che sui social torna a precisare la vera natura del rapporto tra i due geni.

Una rivalità sana, costruita su ironia e sarcasmo 

Quando Ferruccio Lamborghini cominciò ad avvicinarsi al mondo delle corse, la Ferrari era una realtà molto consolidata e l’ingegner Enzo era un capitano d’industria famoso in tutto il mondo. Stando alle leggende il Drake mal sopportava la vicinanza di un concorrente industrialmente rilevante. La Lamborghini si era imposta con la costruzione di trattori e macchine agricole ed era diventata una delle prime industrie del settore in Europa.

Ferruccio Lamborghini però guidava una Ferrari, anzi… più di una. La sua preferita era una 250GT. Ferruccio era un abitudinario della “Cannonball dell’Appennino”, una sfida a tutta velocità che si teneva di notte – contro ogni regola – tra Cantagallo e Firenze. Ma erano altri tempi: Ferruccio, un ottimo pilota, si era lamentato in più di un’occasione della fragilità della frizione delle sue Ferrari e pare che il Drake lo avesse preso in giro con una battuta al vetriolo: “Ti lamenti delle mie frizioni proprio tu che produci trattori?”

Cavallini rampanti e tori impazziti 

Ferruccio Lamborghini non impiegò molto tempo a decidere che, anziché fare riparare la frizione o adeguare la macchina di Ferrari, forse era il caso di cominciare a produrre qualcosa di proprio. In poco tempo i suoi prototipi sono diventati modelli vendibili con un guadagno enormemente superiore a quello garantito dal fatturato dei trattori. L’Automobili Lamborghini nasce nel 1963 in un piccolo capannone a Sant’Agata Bolognese: la prima macchina fu la 350 GTV, seguita rapidamente da altre gran turismo; il grande successo arrivò però con la mitica Miura. Tra alti e bassi, rischi di fallimento (le macchine erano un capolavoro ma la crisi impediva l’accesso al grande mercato) la Lamborghini ha cambiato più volte investitori: svizzeri, indonesiani, americani. Oggi la proprietà è Audi e la fabbrica garantisce un miliardo di fatturato con modelli spesso ritagliati sulle esigenze di una clientela estremamente esigente. Ferrari e Ferruccio Lamborghini si frequentarono poco anche perché la casa del toro ebbe un’esperienza fugace in F1 puntando tutto su Endurance e Gran Turismo.

Ferruccio Lamborghini, figlio di contadini, morì a 76 anni subito dopo essersi rifiutato di riprendere la guida dell’azienda che aveva fondato: i manager non avevano voluto regalargli la sua prima creatura, la 350GT. Era l’unica condizione che aveva posto per rimettersi alla guida della sua azienda. Stizzito dal no di manager che probabilmente nemmeno riconosceva come tali, si ritirò definitivamente a vita privata nella sua tenuta in Umbria dove nel 1993 fece definitivamente pace con il vecchio rivale. Al suo funerale il feretro passò tra le strade del suo paese, Renazzo, trainato da uno dei suoi trattori. Lavoratore infaticabile, volle che sulla sua tomba ci fosse scritto “Buon lavoro anche nella casa di Dio”. Oggi gli è dedicato il museo della Lamborghini che ospita tutti i primi modelli che disegnò e collaudò personalmente.

Ultima modifica: 8 marzo 2019