Cosa cambia nel codice della strada con l’OK al monopattino elettrico

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Dal primo gennaio scorso il codice della strada, tra i mezzi che devono essere regolamentati da norme ben precise, include anche i cosiddetti ‘mezzi leggeri’. È la rivoluzione della micromobilità elettrica che visto il crescente successo di questo settore ha richiesto un intervento da parte dei legislatori per fare in modo che le regole già esistenti non fossero inutile e venissero anzi integrate con altri articoli.

In principio fu il segway

Quando una ventina di anni fa comparve il primo segway, il mezzo elettrico a ruote grandi che si guidava solo con il peso e l’impostazione del corpo, non molti hanno pensato che questo genere di invenzione avrebbe ripagato. In effetti all’inizio i costi non aiutarono perché per quanto affascinanti i segway restavano piuttosto cari rispetto, per esempio, a un buon motorino.

Ci furono poi anche un po’ di incidenti che probabilmente frenarono il consenso del pubblico e il successo della proposta commerciale. Il segway rimase uno strumento utilizzato soprattutto nelle grandi città, in particolare nei centri storici, a vantaggio delle organizzazioni turistiche che volevano muovere in modo comodo e abbastanza simpatico i turisti tra un’attrazione e l’altra.

Tavole, hoverboard e monowheel

La vera rivoluzione è arrivata con i monopattini e i cosiddetti hoverboard, tavole simili agli skatebaord assistite da un piccolo motore elettrico che si guidano con lo spostamento del corpo e che possono essere parallele o perpendicolari al senso di marca: queste ultime sono sicuramente quelle più diffuse. Chi ama lo skateboard non ama l’idea di un motore ma vuole dare lui stesso l’impulso alla tavola.

Gli hoverboard erano decisamente più pratici e leggeri del segway e potevano essere infilati in uno zaino o tenuti in mano nei passaggi tra un autobus e l’altro o in metropolitano. Gli hoverboard hanno avuto un momento di grandissima popolarità e a poco a poco sono anche riusciti a migliorare sotto l’aspetto dinamico con ruote un pochino più grandi e resistenti e motori in grado di resistere anche a qualche spunto in salita.

Monopattini elettrici di successo

Poi è stata la volta dei monopattini elettrici che, con la stessa logica dell’hoverboard, arricchivano di uno spunto a motore delle tavole nate per correre semplicemente con la spinta dei piedi. Oggi i monopattini elettrici sono di fatto dei piccoli motorini che possono anche arrivare a superare i venti chilometri all’ora e che con quattro ore di ricarica possono viaggiare anche per più di sessanta chilometri.

È vero che il mercato ora è diversificato ma tutti questi mezzi appartengono alla cosiddetta nicchia della micromobilità che non poteva essere ignorata più a lungo. Alcune città, dopo sperimentazioni non del tutto felici (in particolare con il noleggio dei mezzi leggeri elettrici, simile a quello delle bici), hanno preso tempo vietando l’uso in strada di questi dispositivi fino a quando una legge o il codice stradale non si fosse adeguato.

La legge è realtà

Dal primo gennaio scorso la micromobilità elettrica è stata di fatto liberalizzata: howerbord, segway, monopattini e monowheels (le tavole che hanno una sola grande ruota centrale posizionata tra i due piedi) vengono di fatto equiparati alle biciclette. Nulla di nuovo rispetto a quello che è già accaduto in diverse altre città europee che si sono mosse con largo anticipo rispetto al nostro paese. Se la bicicletta con pedalata assistita, e dunque con un motorino elettrico in assistenza, può circolare liberamente, la stessa cosa accade anche per i mezzi di nuova generazione.

Le regole da conoscere

Le norme sono poche e semplici: i mezzi non devono essere targati e non è necessario assicurarli (anche se diverse compagnie hanno già inserito nel proprio listino anche questo genere di rischio). Secondo le norme i mezzi non possono superare i 20 km/h: i legislatori hanno chiesto e ottenuto un dispositivo di sicurezza che spegne il motore quando questo viene superato il limite di 25 km/h, facilmente raggiungibile soprattutto in discesa.

La potenza massima deve essere di non più di un quarto di kiloWatt: al di sopra di questo servirebbe la targa. Il dibattito se questo genere di mezzi avesse diritto o meno di utilizzare le corsie preferenziali è stato rapidamente superato: i mezzi elettrici possono viaggiare sulle corsie riservate alle bici rispettandone le norme. Casco obbligatorio come le luci di posizione, sempre accese e il giubbotto fluo di notte. Quando all’assicurazione, soprattutto se ad usarli sono dei giovanissimi, una polizza è più che mai opportuna.

Prima multe ora tolleranza

Prima del nuovo anno chi guidava un monopattino elettrico rischiava multe salatissime: a Bari e a Verona erano state comminate sanzioni anche di 6mila euro per chi sfrecciava con questi mezzi prima della nuova norma. Ora le cose stanno cambiando e approfittando anche di un mercato del noleggio bici che sta affrontando un momento di stanca e forse anche di regresso, sono diverse le compagnie pronte a investire in questo settore.

Al momento le norme non escludono il trasporto di una seconda persona: il come è un po’ più problematico definirlo ma non ammettono animali a bordo. Troppo pericoloso. I produttori stessi sconsigliano l’uso delle tavole elettriche in caso di pioggia ma anche in questo caso i legislatori hanno deciso di lasciare libera scelta.

Leggi in via di perfezionamento

Bisogna prestare molta attenzione ai limiti: perché se è vero che molti hanno posto l’accento solo sul limite dei 20 km/h, bisogna sottolineare che in molti centri storici il limite è di 5 km/h per i mezzi non a motore. Anche le bici. In altre, dove le piste ciclabili sono particolarmente ampie e corrono fuori dalla zona abitata, tra un comune e l’altro segway e monopattini possono spingersi fino ai 30 km/h.

L’impressione tuttavia è che l’ambito normativo di questo particolare settore sia destinato ad arricchirsi di nuovi aspetti e di frequenti integrazioni. Al momento l’uso di monopattini elettrici e hoverboard non si può ancora considerare di massa. Ma è evidente che con questo genere di strumenti i rischi per i pedoni possono aumentare.

In attesa che il mercato decolli

È possibile che un domani si possa arrivare addirittura alla richiesta di una patente e di una tassa di proprietà per questo genere di mezzi? È molto difficile ma non si può escludere a priori se la massa della micromobilità elettrica finirà per diventare davvero sensibile e se soprattutto inizierà a essere stilata una casistica di possibili incidenti.

Ultima modifica: 19 gennaio 2020