Corse auto femminili: categorie e competizioni

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Hai mai sentito parlare di corse auto femminili? “Donne e motori, gioie e dolori”, “Donne al volante, pericolo costante”. Così usano recitare alcuni detti, o aforismi, certamente non politicamente corretti. Eppure, per colpa di un retaggio culturale certamente difficile da eradicare, le donne sono da sempre state ritenute soggetti dalla scarsa attitudine alla guida, tanto che contro il gentil sesso alla guida si è sempre detto di tutto e di più.

A smentire però questi pre concetti ci sono almeno due elementi. Il primo è numerico, statistico, dunque difficilmente contestabile: stando ai dati rilasciati dalle compagnie di assicurazione, le signore alla guida sarebbero molto più disciplinate dei “colleghi” automobilisti uomini. E pertanto, le donne al volante, sarebbero la causa di un numero inferiore di sinistri.

L’altro elemento è anch’esso inconfutabile: sebbene, per tradizione, le donne siano meno presenti nelle competizioni sportive automobilistiche, una rappresentanza del gentil sesso in gara c’è. Accantonate le questioni di genere, vediamo dunque quali sono le corse di auto che vedono protagoniste le donne e vediamo quali sono le competizioni e le categorie in cui la componente femminile di piloti può gareggiare. E, anche, vincere.

La Formula 1 in rosa

Non tutti ne hanno sentito parlare e non tutti, anche avendole vista in gara, ne ricordano il nome. Eppure, nonostante siano proprio una sparuta minoranza, una goccia in un mare, due donne (italiane) che hanno corso in Formula 1 ci sono.

Si chiamano Maria Teresa De Filippis e Lella Lombardi, e sono le uniche due donne ad aver corso, almeno una volta, un Gran Premio di Formula 1. A queste due signore è stato ispirato il W Series. La W doppia, non è difficile immaginarlo, sta per Woman: si tratta infatti fu una serie per monoposto riservata solo ed esclusivamente al gentil sesso. Nello specifico, il W Series è una competizione messa a punto per l’anno in corso: di tratta infatti di 6 eventi che, da maggio, si stanno svolgendo sui circuiti di Europa normalmente dediti alla tradizionale Formula 1, quella per piloti machi. Le singole gare hanno una durata più breve rispetto alle tradizionali, in mezz’ora si conclude tutto.

A correre sono una ventina di pilote: le signore, pur non dovendo pagare alcuna quota di partecipazione, corrono per cifre tutt’altro che irrilevanti: il montepremi è della bellezza di 1,5 milioni di dollari. Colei che si aggiudicherà la W Series, sarà premiata con un premio tutt’altro che simbolico: ben 500.000 dollari.

La domanda lecita, quella che sorge spontanea, naturalmente è una e una sola: è corretto mettere a punto una competizione per sole donne, oppure si rischia di ghettizzarle ed escluderle dal mondo automobilistico ancora di più? Gli organizzatori del WSeries hanno una sola risposta, univoca: la competizione in rosa è più che corretta, perchè qualifica e non squalifica il gentil sesso. A cui, inutile negarlo, le competizioni ufficiali sono spesso negate per carenza di fondi, di soldi. In altre parole, è difficile che qualcuno scommetta sulle capacità femminili di una donna nella Formula 1 ufficiale.

Un retaggio del passato

D’altro canto, le donne che hanno preso parte a competizioni automobilistiche sono, come si diceva, davvero una sparuta minoranza. E, a costo di essere ridondanti, ripetiamo anche che coloro che ce l’hanno fatta sono pochissime, e comunque non sono riuscite (o non hanno potuto?) a costruire una carriera vera e propria, solida come quella dei colleghi uomini.

Nonostante il progresso, nonostante le battaglie delle quote rosa, tale condizione ancora oggi persiste in maniera di fatto inalterata, esattamente come agli albori dell’automobilismo. Ad oggi, a meno che non vi siano dei colpi di scena, non ci sono le condizioni per asserire che vi siano dei segnali di cambiamento. E ciò non vale solo per lo scenario italiano: anche se si allarga l’indagine e le si dà un respiro internazionale, la situazione è inalterata. Le donne che corrono in Formula 1 sono le grandi assenti delle competizioni mondiali.

Un’inversione di rotta possibile, ma improbabile 

Sebbene non ci sia nessuna razionale motivazione che escluda le donne a intraprendere una carriera da pilote di automobili, di fatto, per una serie di motivi, e cioè per retaggio culturale, per scarso interesse degli stakeholder del sistema e, anche, per scarso interesse da parte della maggior parte delle signore verso le competizioni automobilistiche, le donne sono escluse dalla stragrande maggioranza delle competizioni automobilistiche, a meno che queste ultime non siano espressamente dedicate al gentil sesso. Ma, va detto, non sono i regolamenti a escludere le pilote, bensì il sistema. In altre parole, stando a quanto dichiarato dai bene informati, sulle donne al volante nessuno (o pochissimi) sono intenzionati a scommettere. E, sebbene non ci siano motivazioni razionali, tale situazione non sembra destinata a sbloccarsi nel breve periodo.

Eppure…

Eppure, se si guarda al passato, se si torna agli inizi del XX secolo – e cioè periodo caratterizzato dalla rivoluzione automobilistica – le donne sono state da sempre protagoniste di questo settore. Nonostante le donne abbiano saputo cogliere fin da subito l’importanza dell’automobile, e ne abbiamo favorito lo sviluppo tecnico e tecnologico, hanno dovuto subire il pregiudizio secondo il quale sarebbero inadatte alla guida, poco abili e maldestre nel gestire la potenza del motore.

Basti pensare al ruolo strategico che hanno giocato alcune donne, una per tutte la tedesca Bertha Benz.

La quale, in comunione con Carl Benz, ossia suo marito, nel 1888 diede vita al primo lungo viaggio in auto: un totale di 106 chilometri, nel percorso (andata e ritorno) da Mannheim a Pforzheim. Una vera e propria impresa, che aprì la strada anche ad altre colleghe. Per assurdo, infatti, sono più le donne di un tempo ad aver gareggiato – ricordiamo ancora una volta la grandissima Maria Antonietta Avanzo, ossia la prima donna del nostro paese capace di gareggiare ad alti livelli nel periodo tra i due eventi bellici. Eppure, nonostante Maria Antonietta abbia tentato di spianare la strada, la traduzione delle donne in Formula 1 non è andata avanti. Perché?

Ultima modifica: 4 settembre 2019