Come prendere in gestione un distributore di benzina

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Se pensate alla gestione di un distributore di benzina come a un’attività estremamente redditizia, forse è meglio prendere informazioni con molta attenzione prima di lanciarsi in un investimento consistente.

Distributore di benzina: i guadagni

I margini di guadagno si ogni litro di carburante si sono ridotti nel tempo a pochi centesimi, che di per sé non consentirebbero di mantenere in vita un’impresa simile.

A meno che alla vendita del carburante non vengano associati altri servizi che possano risultare di gran lunga più ripaganti. La prima scelta da fare, quando si decide di prendere in gestione un distributore di benzina è se affiliarsi a grandi compagnie petrolifere, e dunque beneficiare della pubblicità e del gradimento del grande brand, oppure avventurarsi in una cosiddetta “pompa bianca”. Quest’ultima rappresenta quelle attività che non dipendono dalle grandi compagnie petrolifere, ma in genere a reti di distribuzione più piccole, se non addirittura autonome.

E in questo caso i margini di guadagno sul carburante sono sicuramente maggiori, ma bisogna anche fare i conti con una concorrenza spietata sul campo e con la necessità di una buona campagna di marketing per farsi conoscere.

Quanto costa rilevare un distributore di benzina

Rilevare un impianto esistente è sicuramente meno dispendioso che realizzarne uno ex novo. Nel secondo caso l’investimento può superare anche i 500mila euro. Nel caso di un impianto esistente, in genere, l’investimento si aggira attorno ai 150mila euro.

Molto dipende dalla posizione. Un distributore di benzina su una strada ad alta densità di traffico avrà sicuramente un valore maggiore di un impianto in una località sperduta. Per la gestione bisognerà individuare la forma giuridica: come ditta individuale, sotto forma di società.

E qualunque sia la forma scelta, il titolare o l’amministratore per ottenere la licenza dovrà mostrare attraverso carichi pendenti e casellario giudiziario di non aver riportato condanne e di non aver registrato fallimenti. La cessione dell’impianto avviene attraverso un atto notarile, mentre per la concessione petrolifera il rapporto è diretto con la compagnia che si affiderà al nuovo gestore. E non è necessario subentrare al vecchio gestore nel contratto esistente.

Ci sono poi gli adempimenti burocratici, perché anche se l’impianto è già esistente, saranno necessarie tutte le verifiche da parte di Asl, ispettorato del Lavoro, Comune, Vigili del Fuoco e altri enti che controllino la conformità dell’impianto sotto il profilo della sicurezza.

Anche questi passaggi hanno un costo, che può aggirarsi attorno ai 20mila euro, che potrebbero essere molti di più se dovessero essere necessari degli adeguamenti.

Ultima modifica: 23 gennaio 2019