Circuito Monza: origini e principali caratteristiche del circuito

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Quando si parla di corse automobilistiche e di circuiti mondiali il pensiero corre subito a Monza, terra della Ferrari e di celebri piloti.

Le origini

Nel 1922 l’Automobile Club di Milano, sorta nel 1903 per iniziativa di automobilisti privati sempre più numerosi, decide di trasformare il Parco Combattenti situato appena fuori la città di Monza in un autodromo su cui potevano esibirsi le prime e più fiorenti case automobilistiche.

Lo scopo dell’iniziativa era anche quello di creare un nuovo circuito permanente alla stregua di quello americano di Indianapolis e quello inglese di Brooklands, già dismesso, permettendo anche alle case automobilistiche nascenti di avviare quello che sarebbe diventato uno dei business dominanti dello sviluppo industriale europeo.

Fino al 1939, il circuito era diviso in due piste, una da 5,5 e una da 4,5 chilometri: la prima prevedeva un percorso misto composto da rettilinei intervallati da 7 curve, la seconda era detta “veloce” e disegnava un perfetto anello ovale.

Dopo incidenti e difficoltà di percorso, le due piste divise, che in totale erano lunghe 10 chilometri, vengono unite. Si realizzò un circuito unico e questo fu ridotto a soli 6,3 chilometri, modificando le curve e le caratteristiche delle piste precedenti.

Dopo un periodo di fermo determinato dalla guerra, in cui il circuito fu utilizzato come deposito di armi, e per questo orribilmente modificato. In seguito venne utilizzato dalla Pirelli solo come pista di prova per veicoli in progettazione e pneumatici di serie e finalmente nel 1955 il circuito di Monza risorse a nuova vita.

Il terreno fu piano piano ripavimentato levando il pericoloso porfido che rendeva scivoloso il suolo e le case automobilistiche cominciarono a finanziare questo spazio per alimentare i loro affari e le sfide su produzioni sempre più sofisticate. Gli ingegneri Antonino Berti e Aldo Di Rienzo progettarono un nuovo circuito della lunghezza di 10 chilometri (come quelli iniziali) ma composto da una pista stradale di 5,75 chilometri e una veloce di 4,25 chilometri. Anche le curve subiscono dei rimaneggiamenti, come la famosa curva Parabolica.

Dopo la prima corsa inaugurata l’11 settembre del 1955 dal Presidente della Repubblica Gronchi, le insidie del circuito emersero a pieno per le conseguenze dello sforzo meccanico impresso sulle auto e per le sollecitazioni fisiche sui piloti, scarsamente equipaggiati. Da allora si alternarono anni di fermo e anni in cui si svolsero corse suddivise in manches, di più leggera sostenibilità.

Successivamente lo sviluppo della velocità delle auto determinò le nuove modifiche al circuito a favore della sicurezza, per cui vennero inserite delle chicanes che frenavano la corsa dei nuovi “bolidi” all’ingresso di lunghi rettilinei: non erano mancati, infatti, negli anni ’60 e ’70 terribili incidenti in cui avevano perso la vita sia piloti che spettatori.

Fino al 2009 furono effettuate altre modifiche e varianti: curve, nuovi box, attrezzature per riprese tv, cordoli e rettilinei che furono tutti interessati ad aggiustamenti e riposizionamenti sul tracciato circuitale.

Siamo giunti ai tempi nostri, anno 2017, in cui la lunghezza attuale del circuito di Monza è di 5.793 metri.

La curva Parabolica

La storia di questa curva risale al 1955, quando i progettisti del nuovo circuito eliminarono le pericolose curve di quello vecchio e danneggiato e ne inserirono una nuova, detta Parabolica: essa disegna una vera e propria parabola e sviluppa un angolo di 180 gradi, diventando così uno dei punti di particolare difficoltà nel percorso circuitale.

La sua pericolosità determina la continua manutenzione, tale per cui la periodicità con cui viene asfaltata “di fresco” è molto frequente.

Per percorrerla, i piloti devono adottare una tecnica consolidata in cui alternano accelerazione e cambi di marcia molto repentini, il tutto da attuare con precisione e nel rispetto di una rigorosa sequenza: essa permette il controllo della tenuta dell’angolo della curva approfittando delle forze della fisica (centripeta e centrifuga) e consente accelerazioni progressive, quasi impossibili.

Le principali competizioni

La prima competizione in assoluto fu quella del 1922, il Gran Premio d’Italia, evento di portata nazionale a cui partecipavano case automobilistiche e piloti provenienti da tutto il mondo. La serie si è ripetuta fino al 1949, esclusi alcuni anni in cui l’evento fu spostato a Livorno, Montichiari, Torino e Milano.

Il 25 aprile 1965 si svolse la prima 1000 km di Monza, competizione che sarà ripetuta per pochi anni fino al 2009, per tornare ai giorni nostri come una corsa della durata di 4 ore: le auto gareggianti sono prototipi sportivi e della categoria Gran Turismo.

Il WCCT – World Touring Car Championship – è la competizione di apertura del circuito: a marzo si incontrano sulla pista le auto di serie appartenenti alla categoria Turismo, con cilindrata 2.000 e 1.600.

Il Monza Rally Show si corre ogni anno a novembre e chiude la stagione del circuito: ebbe inizio nel 1978 e vede in gara auto da rally, auto sportive di varie categorie, piloti e personaggi dello sport e dello spettacolo.

Ad un certo punto, però, inizia l’era della Formula 1 – dal 1950 ad oggi, per ben 67 anni di seguito – in cui il circuito di Monza diventa il grande protagonista di uno degli eventi più attesi e seguiti dagli appassionati dell’intero pianeta: su questo circuito e in questo lungo periodo si sono avvicendati grandi piloti come Nino Farina (il primo vincitore nel 1950), Clay Regazzoni, Ronnie Peterson, Alain Prost, Nelson Piquet, Ayrton Senna, Michael Schumacher, Rubens Barrichello, Sebastian Vettel, Lewis Hamilton, per citarne alcuni. A loro si associano anche le grandi case costruttrici, tra cui le più famose sono Ferrari, Mercedes, Honda, Renault, Maserati, BMW e Alfa Romeo.

Conseguenze ambientali

Oggi l’attenzione su questo mitico circuito si accende anche sulle conseguenze ambientali che dipendono dall’utilizzo di mezzi che, purtroppo, alimentano l’inquinamento dell’aria e le scorie di materiali pesanti (gomme, componenti meccaniche, residui metallici, etc.).

Il riferimento è alle polluzioni di gas nocivi che vengono emessi nell’aria e ai materiali utilizzati e consumati per la corsa, ma non mancano anche i casi direttamente collegati alla natura e al territorio: si tratta di alberi che hanno dovuto essere recisi per migliorare la sicurezza del circuito, oppure dei rumori rombanti delle auto in velocità che generano disturbo e disagi nei paesi vicini a quello che, in quei giorni, diventa un “circuito infernale”.

Ultima modifica: 21 settembre 2017