Case motociclistiche italiane: le più famose

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L’industria motociclistica italiana ha conosciuto momenti di splendore assoluto e altri di appannamento ma non c’è dubbio che la produzione di moto e di scooter dal dopoguerra in poi è stato un autentico traino per tutto il paese. Ci sono stati modelli di successo enorme che hanno letteralmente cambiato la storia italiana e che sono riusciti a imporsi sul mercato internazionale in modo assoluto. Oggi sono almeno una ventina le case motociclistiche italiane: L’attività iniziata molti anni fa in officine piccole e artigianali, oggi è diventata un’industria in grado di occupare migliaia di addetti, fatturare miliardi di euro e imporre il made in Italy come marchio di qualità assoluta.

Le capofila delle case motociclistiche italiane, Ducati e Piaggio

Si diceva che molte aziende italiane hanno avuto i loro momenti di splendore e di crisi. Ducati e Piaggio, in modi assolutamente diversi, sono in questo momento i due marchi che rappresentano al meglio le case motociclistiche italiane. Ducati nasce come marchio di azienda meccanica nel 1926: il progetto moto arriverà un po’ più tardi e quello che conosciamo oggi, in tutta la sua grandezza e con il grande successo dei modelli che si sono imposti prima sulla pista e poi sul mercato, è proprio frutto del grande coraggio dei proprietari dell’azienda che investirono molte risorse nel reparto corse, nei brevetti, nell’eccellenza della tecnologia e anche nel marketing.

Ducati oggi produce oltre trenta modelli ed è il marchio italiano di maggiore successo negli Stati Uniti dove il mercato della casa di Borgo Panigale continua a crescere in modo esponenziale: dal 2012 la Ducati è controllata dalla Lamborghini e questo forse ha espresso in modo ancora più convinto quello che è il vero DNA della moto bolognese e cioè la sua versatilità e la sua natura profondamente sportiva.

Completamente diverso il discorso che riguarda invece la Piaggio: esploso il mercato dello Scooter per tutti con la Vespa, oltre cinquant’anni di successo con modelli che ancora oggi sono conservati in modo religioso dai proprietari, la Piaggio ha cavalcato un mercato non facile vista l’aggressività nel suo stesso segmento delle case giapponesi. La Piaggio, azienda che ha prodotto per molti anni e con pieno successo meccaniche profondamente diverse come ad esempio quelle degli aerei, non ha mai voluto sconfinare nel concetto di moto pura ed è sempre rimasta sulla linea scooter con intuizioni a tratti geniali. Il Ciao prima e il Sì poi hanno conquistato un forte segmento femminile e con la fine della vecchia produzione della Vespa con il cambio selezionabile l’azienda si è tuffata nei motori con cambio automatico e a variatore. L’MP3, uno dei primi scooter a tre ruote che si è imposto con successo sul mercato è stato un altro eccellente colpo di mercato ma tutta la tipologia della produzione Piaggio è proprio all’insegna dell’economicità della proposta e del suo stile.

Aziende storiche, Aprilia e Moto Guzzi

Un marchio storico al centro in questi ultimi anni di un interessante progetto di rilancio è Moto Guzzi: l’azienda nata a Mandello del Lario era un vero mito negli anni 60 e 70 con modelli stradali che non avevano nulla da invidiare alle grandi americane. Tant’è che per anni guidare Guzzi negli USA era sinonimo di unicità: Galletto, Falchetto, Falcone, il mitico motore a V mutuato su qualsiasi cilindrata – in particolare V35 e V55 – la storica California, sono stati solo alcuni dei modelli portati al successo dalla Guzzi e poi con l’invasione del mercato dei modelli giapponesi, in particolare gli enduro, e degli scooter, ha vissuto un lungo periodo di involuzione.

Contrariamente a quello che si possa pensare Moto Guzzi ha sempre prodotto e non ha mai chiuso anche se non ha più avuto quella visibilità che alcuni modelli forse avrebbero meritato. Oggi Guzzi ha lanciato un restyling dei suoi prodotti di maggior successo, a cominciare dal California che viene ancora prodotto con una motorizzazione 1400, e ha saputo imporre diverse moto interessante sia nel settore sportivo che in quello stradale, in particolare Gran Turismo.

Anche Aprilia, nata negli anni ’20, ha avuto il suo momento di massimo successo negli anni ’90 quando la casa di Noale ha buttato in pista le sue cilindrate più nervose a due tempi con piloti giovani e temerari: il primo a diventare un vincente fu Alessandro Gramigni nel 1992 con la 125cc ma il rider che cambiò il destino di Aprilia Racing fu Max Biaggi con tre vittorie consecutive del titolo 250. La casa puntò anche sulla diversificazione del mercato: uscirono un superenduro, le superbike e le supermotard oltreche ovviamente sugli scooter: oggi i modelli prodotti da Aprilia sono una trentina circa.

MV, unicità e velocità in stile assolutamente italiano

L’anima italiana, prima che esplodesse il fenomeno enduro è sempre stata la pista: merito di chi correva in moto quando i Gran Premi erano suddivisi tra 125, 250 e 500 e un pilota poteva anche correre in tutte e tre le categorie. Il salto di qualità ci fu con fuoriclasse come il povero Renzo Pasolini, tragicamente scomparso in corsa a Monza (a lui la Ducati ha dedicato il modello Paso 750) e il grandissimo Giacomo Agostini, 122 vittorie e 15 titoli iridati. Il binomio Agostini-MV Agusta è stato inscindibile per diversi anni e ancora oggi rappresenta la chimica straordinaria tra una macchina eccezionale e il suo miglior interprete. Dopo Agostini sono nate le corse motociclistiche così come le conosciamo oggi.

La MV che sembrava persa per sempre tra i prodotti di nicchia estrema, è tornata da anni a produrre moto strepitose (su tutte la Brutale) che sono estremamente amate da chi sogna la pista: di conseguenza la casa è tornata ad esprimersi là dove era nata… in pista. In rassegna passano marchi storici ancora attivi e moto altrettanto affascinanti: il Fantic Caballero, il Morini 350, la mitica Bimota da pista, la Cagiva SST 125 che diventò un vero e proprio fenmeno di costume negli anni ’80 seguita poi dallo strepitoso successo dei modelli Elefant. E ancora Benelli, Gilera, Italjet, TM… Se c’è una cosa che gli italiani hanno dimostrato di sapere costruire bene, a parte tutto, sono state le moto.

 

Ultima modifica: 17 giugno 2019