Casa automobilsitica Fiat: come è nata?

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La casa automobilsitica Fiat, acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino, è legato a doppio filo a due fattori fondamentali: Torino e la famiglia Agnelli, e anche se il colosso negli ultimi anni si è allargato con importanti acquisizioni fondendosi con il gruppo Chrysler e molti identificano con la scomparsa dell’avvocato Gianni Agnelli la fine dell’azienda come impresa di carattere familiare, è un dato di fatto che gli eredi della famiglia sono ancora all’interno del consiglio d’amministrazione del gruppo industriale e delle sue finanziarie. Tuttavia la genesi di FIAT fu voluta proprio dagli Agnelli come una proprietà di famiglia.

Nascita della FIAT

La FIAT l’11 luglio scorso ha festeggiato i suoi centoventi anni di vita: la prima costituzione dell’azienda avvenne davanti ai notai nel 1899: il capofila dell’iniziativa era Giovanni Agnelli, giovanissimo capitano d’industria rimasto orfano di padre a soli cinque anni e, anche per questo, immediatamente responsabilizzato nella tutela e nell’ampliamento delle attività di famiglia.

Appassionato di meccanica Giovanni Agnelli era un uomo benestante e ricco di iniziative: voleva un’impresa tutta sua, ma sapeva di avere a disposizione conoscenze importanti che poteva coinvolgere in qualcosa di più grande. Per questo, con una trentina di nobili e ricchi proprietari torinesi fondò la FIAT, una fabbrica d’automobili. Si era a cavallo del secolo, tutti parlavano dell’automobile come dell’invenzione che avrebbe rivoluzionato il corso della storia e Torino era colma di fervore creativo e industriale. Il Politecnico, attivo da cinquant’anni, offriva ingegneri di prim’ordine.

Lo sviluppo di Fiat

L’azienda inizia a realizzare auto fin da subito, un solo modello popolare, in un piccolo capannone vicino all’attuale Lingotto: il primo profitto, reinvestito dai finanziatori nell’azienda fu di circa 700 dollari dell’epoca e arrivò dopo quattro anni di attività. I concetti industriali di breakeven sarebbero arrivati molto dopo. Giovanni Agnelli già nel 2010 era a capo della più grande azienda automobilistica italiana e capì immediatamente che il destino della fabbrica avrebbe dovuto seguire quello del paese: iniziò a produrre camion, furgoni e assunse due ingegneri che avviassero un progetto aeronautico.

Eletto senatore nel ventennio fascista continuò a seguire l’azienda anche dopo la crisi seguita alla prima guerra mondiale e nei difficilissimi anni del secondo conflitto. Perse la sua figlia più piccola, Caterina, morta a nemmeno trent’anni ma fece in tempo a delegare al figlio Edoardo quasi tutti gli aspetti di un’azienda che era già diventata un colosso mentre l’adorato primo nipote, Gianni, si avviava a una brillante carriera da dirigente.

Il primo libro paga della Fiat contava 35 addetti; il primo trasferimento fu dal primo, piccolo capannone a uno stabilimento modernissimo – organizzato come le grandi fabbriche americane – all’interno di un enorme impianto di cinque piani e 140mila metri quadrati. Erano i primi anni venti e la fabbrica diventava catena di montaggio con turnazione continua cambiando la storia propria ma anche quella dell’industria del nostro paese.

Ultima modifica: 21 agosto 2019