Auto aziendali: quali tasse bisogna pagare?

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Auto ad uso promiscuo, in pool o in affidamento continuativo. Sono molteplici le tipologie di fruizione di vetture messe a disposizione dalle imprese ai propri dipendenti che operano abitualmente fuori sede. Un’opportunità che prevede anche consistenti sgravi sul piano fiscale. Vediamo quali tasse bisogna pagare se si utilizzano auto aziendali.

Auto aziendali: il quadro delle possibilità

Secondo il linguaggio corrente del settore sono conosciuti come “fringe benefit”. Sono i benefici aggiuntivi che le società commerciali garantiscono ai propri dipendenti in caso di particolari condizioni di lavoro. L’utilizzo di auto aziendali rientra tra questi e si esplica in vari modi:

  1. Uno è quello denominato “auto ad uso promiscuo” che prevede la possibilità che lo stesso veicolo venga impiegato dall’operatore per attività lavorative e personali;
  2. Altra possibile opzione è quella delle “auto in pool”. In tal caso il veicolo è posto a disposizione di vari dipendenti e può essere oggetto di rotazione periodica, senza alcun vincolo di esclusività. Non lo si potrà però utilizzare in ogni momento della settimana ma solo in concomitanza con i giorni e gli orari di apertura;
  3. C’è inoltre la possibilità che al lavoratore venga assegnato un mezzo a seguito di leasing o di noleggio a lungo termine con data di consegna e restituzione stabilite preventivamente.

In tutti i casi, si tratta di formule utilizzate dalle imprese per abbattere i costi di gestione e custodia, per garantire manutenzione costante ai veicoli, dare un beneficio accessorio ai propri dipendenti e ottenere vantaggi fiscali. Per i diretti interessati gli sgravi sono abbastanza rilevanti ancorché oggetto, negli ultimi tempi, di qualche sforbiciata.

In linea generale, la legge prevede un taglio degli oneri fiscali in ragione dell’utilizzo reale del veicolo su base presuntiva pari (30 per cento) del tempo totale. Ovvero, partendo da un numero medio di chilometri percorsi ogni anno da un lavoratore dipendente pari a 15.000, al contribuente viene calcolata la tassazione solo per 4.500.

Il valore di tali chilometri è stabilito poi in base alle apposite tabelle dell’Automobile Club d’Italia. Queste ultime, determinano anche i corrispettivi riconosciuti all’operatore, in caso di utilizzo di mezzi propri per attività lavorative.

Le novità normative

Con l’ultima manovra finanziaria del governo sono state introdotte, dal 2020, nuove disposizioni che non hanno però applicazione retroattiva.

Soltanto per le auto immatricolate a partire dal 1 gennaio e concesse a decorrere dal 1 luglio, si applicano fasce di tassazione differenziata e progressiva, in funzione della quota di emissioni climalteranti.

I veicoli con emissioni di biossido di carbonio fino a 60 grammi per chilometro sono sottoposti alla tassazione al 25 per cento, al 30 per i mezzi fino a 160 grammi, al 40 per quelle tra 160 e 190 grammi, al 50 oltre tale soglia. Questi ultimi due “scalini” saranno innalzati rispettivamente al 50 e al 60 per cento dal 2021.

Ultima modifica: 23 marzo 2020