Asfalto: quale deve essere la composizione ideale

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Pronunciare l’espressione “conglomerato bituminoso” è sicuramente più impegnativo che ripetere “asfalto”, eppure quel materiale scuro, granuloso, colloso che ricopre le strade ha il suo nome tecnico che deriva dalla sua composizione. E contrariamente a quanto si possa pensare, rientra tra le miscele naturali. E’ composto da sabbia, pietrisco, filler e un legante.

Con l’aggiunta di resine sintetiche, i polimeri, si ottengono poi le varianti fisiche o chimiche del materiale, a seconda della strada che si vuole asfaltare.

Asfalto, un elemento naturale, o quasi

In natura i giacimenti di asfalto italiani si trovano in Sicilia e in Abruzzo dove l’asfalto ricavato è composto di rocce dolomitiche con un’alta percentuale di bitume duro. Mentre gli asfalti provenienti dai giacimenti siciliani si presentano impregnati di bitume molle. Per poter essere utilizzato, l’asfalto deve essere fuso con altro bitume in una caldaia.

Si ottiene una massa bollente e semifluida che può essere trasportata per tratti non lunghissimi e lavorata dove serve. Ricerca e tecnologia hanno però mischiato le carte negli ultimi anni e la necessità di avere una caldaia nelle vicinanze di un cantiere non c’è più, o quasi.

Come pure la composizione non prevede più soltanto elementi naturali, ma le variazioni di additivi ne influenzano sensibilmente le caratteristiche finali, per meglio adattare la miscela alle necessità della strada. E’ infatti un errore definire asfalto qualunque tipo di tappeto stradale. Le varianti sono diverse e si usa un aggettivo qualificante solo quando si parla di asfalto capace di mantenersi asciutto anche in condizioni di pioggia estrema, il cosiddetto asfalto drenante. Si usa principalmente sulle autostrade di particolari zone a rischio pioggia o neve, o sui circuiti di gara, ma non è l’unica miscela ottenuta con additivi chimici per migliorare le caratteristiche del manto stradale.

Esistono oggi sostanze liquide o solide che, aggiunte alla mistura di bitume e di inerti, ne condizionano in maniera determinante l’uso che se ne andrà a fare. E non serve aggiungerne quantitativi eccezionali. A volte bastano piccole percentuali per ottenere risultati che soltanto qualche anno fa potevano sembrare impensabili.

Risultati che si classificano per risparmio di tempi di lavorazione, ottimizzazione dei costi, miglioramento delle prestazioni sul bagnato, riduzione dei rumori, contenimento delle sostante inquinanti.

Nuovo asfalto

Si sono ottenuti, per esempio, additivi chimici che consentono di riutilizzare il materiale che prima era considerato di scarto ricavato dalla fresatura del vecchio asfalto. Non è infatti più necessario rimuovere il tappeto, frantumarlo, portarlo in discarica, e ricoprire la strada di materiale nuovo.

In cantiere si lavora l’asfalto rimosso con un additivo, lo si rende nuovamente massa calda, anche se non a temperature elevatissime, e lavorabile. Un risparmio notevole sui costi di smaltimento e di trasporto e di nuovi materiali. Non è sicuramente un asfalto di qualità eccezionale, e infatti viene utilizzato per piccoli lavori, in genere riparazioni dopo lavori a condutture.

Per questo tipo di asfalto, realizzato con materiali di recupero, è indispensabile un additivo che renda la massa ben lavorabile anche a temperature non elevate. Ed è un additivo utilizzato anche per altri tipi di asfalto o se bisogna raggiungere determinati obiettivi: riduzione dei costi, dei tempi di lavorazione, contenimento dell’energia e abbattimento dei fumi.

E’ la miscela ideale se occorrono lavori in centri abitati, anche perché consente ai mezzi che provvedono a stendere il tappeto di asfalto di lavorare su distanze più lunghe. Non è necessario infatti che l’impianto di produzione o di lavorazione sia nelle vicinanze del cantiere, per avere materiale sempre caldo a disposizione.

Asfsalti antigelo: addio al ghiaccio

Un nuovo additivo, che sta trovano sempre maggior campo di applicazione, consente di ottenere un asfalto resistente alle gelate. La miscela ottenuta riduce sensibilmente la formazione di ghiaccio sulla carreggiate e trova campo di applicazione soprattutto nelle zone montuose.

Per i tratti di strade ad alta capacità, dove il flusso costante e intenso di veicoli provoca rumori insopportabili, assieme alle barriere fonoassorbenti, adesso si utilizza un particolare asfalto capace, grazie sempre a un additivo di nuova generazione, di ridurre sensibilmente l’impatto acustico. Alla mistura bituminosa vengono aggiunte infatti delle polveri che ottengono questi risultati, così come sono state messe a punto sostanze in grado di assorbire buona parte delle emissioni inquinanti generate dalle marmitte dei veicoli.

E’ l’asfalto antismog, che sta piano piano sostituendo il manto di molti centri urbani, dove il problema delle polveri sottili è sentito particolarmente. Un’altra categoria di additivi chimici messi a punto per migliorare le caratteristiche dell’asfalto in genere, riguarda le prestazioni meccaniche del materiale. Con l’aggiunta di elementi chimici si possono ottenere spessori diversi con minor materiale, resistenze maggiori alla fessurazione, una resistenza migliore alle alte temperature o al carico maggiore.

A questi polimeri si aggiungono poi i pigmenti. E’ infatti possibile ottenere miscele colorate,che possono essere impiegate, per esempio, nella realizzazione di piste ciclabili, che devono avere una pigmentazione diversa dall’asfalto che ricopre le strade carrabili.

Soluzioni diverse per l’asfalto ideale

Le soluzioni a disposizione dei progettisti sono quindi tantissime e la miscela ideale si ottiene in base alle caratteristiche ambientali. Studiare l’ambiente, l’area in cui bisogna realizzare una nuova strada o dove un percorso va totalmente riqualificato, può essere determinante per ottenere un asfalto resistente e durevole, soprattutto adeguato agli standard di sicurezza stradale che tendono a innalzarsi sempre più di livello.

Senza contare poi l’aspetto non secondario della riduzione dei costi in termini di tempi di lavorazione, riutilizzo dei materiali, impatto ambientale. La ricerca in questo campo ha ottenuto risultati importanti e il dosaggio degli additivi giusti viene considerato dai tecnici un passaggio fondamentale e delicato per raggiungere il target prefissato.

L’uso degli additivi per ottenere la miscela ideale è sempre più frequente. Alcune amministrazioni locali hanno inserito da tempo la sostituzione del vecchio manto stradale nei processi di riqualificazione urbana e anche in ambito autostradale, l’asfalto drenante non è più l’unica variante di asfalto in via di installazione.

Ultima modifica: 18 dicembre 2018