Alpha Tauri: caratteristiche sul Gran Premio di Russia

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Una delle scuderie più giovani della Formula 1 su uno dei circuiti di più recente introduzione nel circus mondiale: quella della Alpha Tauri al Gran Premio di Russia è la storia di due realtà emergenti. Ma, è evidente, sui destini futuri del tracciato russo pende ora un gigantesco punto interrogativo legato alla invasione putiniana all’Ucraina. Questioni che lasciamo alla geopolitica. Noi in questa sede ci soffermiamo sugli aspetti tecnici e sportivi.

GP di Russia e Alpha Tauri

Il Gran Premio di Russia è uno dei circuiti di più recente ingresso nel calendario del Mondiale di Formula 1. Sono 7 le edizioni disputate finora, tutte sul circuito di Sochi. Un binomio nato nel 2014, dunque. C’è però un lontanissimo prodromo: nel 1913 e nel 1914 si era già corso a San Pietroburgo, benché evidentemente non si potesse parlare all’epoca di Formula Uno.

Teatro del GP è il Sochi Olympic Park, poi ribattezzato “Sochi Autodrom”. Il tracciato, opera di Hermann Tilke, è uno dei più lunghi del calendario. Lo scorso anno a Sochi si gareggiò in autunno, il 26 settembre. E come d’abitudine, a primeggiare furono le Frecce d’Argento della Mercedes: nelle sette edizioni in archivio sono state quattro le vittorie di Lewis Hamilton, due per Valtteri Bottas e una per Nico Rosberg.

Un tracciato che non si è invece dimostrato finora molto adatto alle caratteristiche della Alpha Tauri. Il team con base a Faenza ha però tagliato proprio in Russia un prestigioso traguardo, ovvero i 300 gran premi nella massima competizione automobilistica mondiale.

L’estrema velocità del tracciato non agevolano la power unit della ex Toro Rosso, più adatta a circuiti guidati. In Alpha Tauri però c’è ottimismo. È tutta ancora da scrivere la storia della franchigia acquistata quindici anni fa dal co-fondatore della austriaca Red Bull, Dietrich Mateschitz, che ne rilevò strutture logistiche e gran parte dei tecnici e del personale.

Quando nasce la scuderia Alpha Tauri

L’esordio ufficiale della scuderia (allora Toro Rosso) risale alla stagione 2006. Al volante allora c’erano l’italiano Vitantonio Liuzzi e il britannico Scott Speed. Davvero un’altra auto rispetto a quella che oggi non sfigura al cospetto di mostri sacri come Mercedes, Ferrari e la “cugina” Red Bull.

Fondamentale per la start up della scuderia già faentina è stata la comune origine territoriale con la Ferrari che fin dall’inizio ha fornito i propulsori alla Toro Rosso. Tra i momenti più alti del brand la vittoria di un giovanissimo Sebastian Vettel a Monza nel 2008.

Ultima modifica: 16 luglio 2022