500 miglia Indianapolis, 5 curiosità da sapere

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La 500 miglia di Indianapolis è probabilmente la corsa automobilistica più famosa del mondo e anche se noi italiani siamo abituati a un altro genere di spettacolo, più rappresentato in particolare dalla Formula 1; Indianapolis nell’immaginario collettivo è qualcosa di assolutamente straordinario e che insieme a pochissimi altri eventi come il Superbowl di Football Americano e le gare decisive per il titolo NBA ed MLB, catalizza l’attenzione di tutto il pubblico americano, anche di quello non particolarmente interessato alle auto da corsa.

Indianapolis è la corsa più vista in televisione dal pubblico di tutto il mondo

Indianapolis è senza dubbio la corsa automobilistica più vista del mondo: centinaia milioni di spettatori solo in America oltre a decine di milioni di appassionati anche in Estremo Oriente, Europa.

La formula dell’anello con due sole curve paraboliche da ripetere a ciclo continuo in modo alienante e a tutta velocità tra sorpassi impossibili e ammucchiate di auto che si succhiano le ruote è diventata di tale successo da creare un nuovo format automobilistico, la cosiddetta Formula Indy.

Indianapolis esiste ormai da oltre un secolo: la prima corsa si tenne nel 1911 e a vincere fu Ray Harroun a bordo della Marmon Wasp: da allora la location non è mai cambiata, si tratta dell’Indianapolis Motor Speedway.

Le auto potrebbero sembrare monoposto simili alle Formula Uno, auto scoperte, alettoni, monoposto, ma le caratteristiche tecniche sono del tutto diverse: meno potenti ma più versatili rappresentano un tentativo estremo di rendere le vetture quanto più resistenti possibili allo sforzo delle corse.

E per chi vince la 500 miglia un bel bicchiere di latte

Indianapolis ha una ritualità ben precisa che resiste da sempre: la gara si incastra nel Memorial Day, dedicato ai caduti americani di tutte le guerre. Le cerimonie intorno alla corsa durano una settimana e vanno al di là di prove e corse. Ci sono concerti, trasmissioni televisive live, eventi culturali, presentazioni di nuovi modelli da parte delle principali case automobilistiche sportive.

È di fatto una corsa a sé: a più riprese gli organizzatori della 500 miglia hanno tentato, fin dagli anni ’50, di creare un vero e proprio circuito che potesse unire Indy e Formula 1: per un certo periodo si era anche pensato di collegare i due eventi nell’arco della stessa settimana.

Ma la cosa non ha funzionato. Contrariamente a quanto si possa pensare la 500 miglia di Indianapolis non rende miliardario vincitore: il montepremi è importante ma considerevolmente inferiore ai contratti pubblicitari che in pochi giorni piovono addosso al trionfatore. Si va dai 10 ai 15 milioni di dollari da incassare in pochi giorni e per qualche spot o presenza televisiva.

In realtà il primo sponsor di Indianapolis non ha nulla a che fare con le auto. Si tratta di… latte. L’Indiana è un paese agricolo con una fortissima componente di allevamenti: nel 1936 Louis Meyer arrivò al traguardo disidratato e chiese un bicchiere di latte fresco. La foto fece il giro di tutti i rotocalchi e da allora uno dei più grandi produttori di latte del paese sponsorizza con un ricco assegno il drink del vincitore a base di latte.

Tradizionale è anche l’arrivo: una volta tagliato il traguardo l’auto vincitrice non si ferma, rallenta e accosta verso il proprio angolo della pit lane, poi inanella una serie di giri d’onore per fermarsi al termine della Victory Lane: qui il pilota sale sul tetto della vettura e si gode il trionfo e il suo bicchiere di latte. Vincere Indianapolis, il Gran Premio di Montecarlo e Le Mans porta alla Triple Crown, la corona dell’immortalità.

Negli ultimi anni ci ha provato con insistenza Fernando Alonso ma allo spagnolo manca proprio la vittoria di Indianapolis (nel 2017 fu costretto al ritiro su una Honda), come in precedenza Montoya (due volte vittorioso a Indianapolis ma non a Le Mans). Anche McLaren, Trintignant, Foyt e Rindt hanno incassato due gemme della tripla corona. Ma l’unico ad averla indossata è il grande Graham Hill: cinque vittorie a Montecarlo, una a Le Mans nel 1972 e una a Indianapolis nel 1966.

Ultima modifica: 15 maggio 2019