Ex dipendente contro Uber e i test dei prototipi a guida autonoma

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Ryan Kelley è un ex dipendente di Uber. Lavorava come “safety driver” nei test dei prototipi a guida autonoma. In un’intervista a Business Insider, ha rivelato delle condizioni di lavoro molto al limite, accusando l’azienda di avere sottovalutato i sintomi di una piccola commozione cerebrale subita durante i test.

Kelley ha infatti parlato di un periodo nel quale i prototipi erano soggetti a frenate troppo aggressive. Particolarmente nel dicembre del 2017. L’uomo ricorda di aver sofferto di vista annebbiata e problemi di stomaco quel giorno. “E’ stato come essere coinvolto una serie di piccole collisioni per tre ore. La mia testa sbatteva contro il poggiatesta continuamente“.

Kelley e i colleghi hanno lamentato il mal di testa ai propri supervisori. Il manager responsabile della sicurezza Rob Shoup li avrebbe però accusati di fingere questi sintomi. Dopo una visita al pronto soccorso, a Kelley è stata diagnosticata una “piccola commozione cerebrale, con sintomi compatibili a quelli di incidenti stradali a bassa velocità“.

L’uomo ha sottolineato nell’intervista come Uber consigliasse vivamente di evitare “pause per il bagno”. Fermare un veicolo da test avrebbe richiesto un’ora per riavviarlo e risolvere i problemi. Kelley è stato licenziato da Uber il 26 gennaio perché non avrebbe riportato che un prototipo non aveva rispettato uno stop il 3 gennaio. “Penso di essere stato lasciato andare perché ero una voce fuori dal coro. Sollevavo dubbi sulla sicurezza“, ha detto l’ex dipendente. Il programma di test di guida autonoma era poi stato interrotto dopo l’incidente mortale in Arizona a marzo.

Ultima modifica: 2 gennaio 2019