Trump attacca i manager delle Case auto USA: deboli

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L’industria dell’auto finisce nel mirino di Donald Trump. Il presidente americano attacca i «manager deboli» di Ford e General Motors, accusati di piegarsi alla California invece che schierarsi con la Casa Bianca sui target per le emissioni.

Target in via di definizione, ma che segneranno un deciso allentamento delle norme dell’era Obama, inizialmente criticate dall’industria delle quattro ruote perché troppo stringenti. Trump ha da subito iniziato a lavorare a norme più rilassate.

Ford Mach 1
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Il passo indietro rispetto a Obama sarebbe però talmente forte da preoccupare i vertici delle case. Che temono un possibile scontro con la California, uno dei maggiori mercati automobilistici Usa.

Duello a distanza con il governo della California

Per evitare di restare vittima dello scontro, Ford, BMW North America, Volkswagen America e Honda hanno siglato un accordo con la California per la produzione di auto meno inquinanti, con requisiti meno rigidi di quelli di Obama. Ma decisamente più stringenti di quelli trumpiani.

L’intesa non è andata giù al presidente e ha aperto la strada a una serie di tweet infuocati di accuse per convincere le case che non hanno finora aderito a restare alla larga dall’accordo con la California.

Trump avrebbe convocato alla Casa Bianca il mese scorso Toyota, FCA e GM per fare pressione su di loro. Ma il pressing sarebbe stato accolto con freddezza. Con i big scettici sui nuovi limiti spinti da Trump. E soprattutto preoccupati dalla possibilità di due standard sulle emissioni negli Usa.

Fiat 500e (2017), la prima 500 elettrica
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Ultima modifica: 23 agosto 2019