Telefono alla guida, l’Italia sarà il paese più rigido. L’analisi di ASAPS

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Telefono alla guida, il giro di vite sta per arrivare in Italia. Proponiamo l’interessante analisi pubblicata di Lorenzo Borselli, Sovrintendente Capo della Polizia di Stato e Responsabile Nazionale della Comunicazione di ASAPS.

In Italia il lancio del Telelaser Trucam fa tremare i furbetti del telefonino e della cintura. Soprattutto da quando è diventato certo che il governo sta per varare un provvedimento che inasprisce le sanzioni per chi telefona senza auricolare o vivavoce. Prevedendo il ritiro immediato della patente, con sospensioni da 1 a tre mesi. Ma altrove? Abbiamo fatto un giro del mondo alla nostra maniera, per cercare di capire a che punto siano gli altri su questo fronte, scoprendo cose piuttosto interessanti. La prima è che l’Italia, ad oggi, è lo Stato che, almeno sulla carta (poi spiegheremo l’uso dell’avverbio “almeno”), si mostra come il più duro.

Del resto, come ci ricorda la Foundation for Traffic Safety, la fondazione dell’Associazione Americana dell’Automobilismo (AAA), utilizzare lo smartphone mentre si guida implica una diversione assoluta della concentrazione. Che si perde nelle tre forme di distrazione esistenti. Quella visiva (con gli occhi che seguono le righe del testo). Quella cognitiva (la mente elabora il messaggio). E quella manuale (le dita servono a scrivere no?), moltiplicando così per 23 volte il rischio di incidente.

Certo, i fattori di distrazione non sono solo quelli telefonici. Pensate che anche soffermarsi sui pannelli a messaggio variabile, nel caso che vi si alternino più annunci, può comportare pericolosi black-out dell’attenzione. Come circostanziato da un vecchio studio del 2006 commissionato dall’americana National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) alla Virginia Tech.

Le indagini esperite dimostrarono che quasi l’80% di tutti gli incidenti coinvolge la soglia di attenzione del conducente entro 3 secondi dall’impatto.

A chi non si convince di ciò e ritiene di poter tranquillamente gestire il “calling” e il “texting” nel “driving”, ricordiamo che maneggiare uno smartphone per comporre un numero o per cercarne uno nella rubrica, mentre si viaggia a 120 km/h, significa percorrere alla cieca ben 430 metri, l’equivalente di 4 campi da calcio o, se preferite, di quasi mezzo chilometro, mentre scrivere un messaggio breve del tipo “ti amo”, “ti odio”, “torno presto”, “sono in ritardo” o semplicemente un “TVTB”, comporta il restare ciechi per 660 metri.

Queste simulazioni sono state realizzate dalla DGT, la Direzione Generale del Traffico spagnola, che lavora ovviamente sul limite di velocità massimo di quel paese, per l’appunto centoventi all’ora.

In Spagna, restiamo un attimo dai cugini d’Oltre Tirreno, la distrazione uccide almeno 500 persone all’anno (il 30% del totale), dato più o meno in linea anche coi dati ufficiali italiani (21,4%): secondo la DGT, il comportamento è ritenuto pericoloso dal 93% dei conducenti intervistati, ma secondo un’altra indagine, stavolta del RACC (Real Automovil Club de Cataluña) il 43% dei giovani neopatentati fa uso di Whatsapp o di messaggerie analoghe, durante la guida.
Dunque, sanno che è pericoloso, ma chi se ne frega…

In Gran Bretagna il dato della letalità è stimato attorno al 34,1%, con 501 incidenti mortali su 1.469 attribuiti a fattori distrattivi, 101 dei quali proprio al telefonino (il 6,9% degli incidenti mortali, ma il 20% di quelli provocati da distrazione). Nel Regno Unito, la circostanza è spesso comprovata dai tabulati del traffico del telefonino, il che esclude spesso, purtroppo, il texting o il flusso dati internet degli apparati esaminati col mandato del giudice.

Al momento, in Spagna, la sanzione prevista per la guida con telefonino è di 200 euro, con penalità di 3 punti sulla patente (che in Spagna ne prevede 12), mentre nel Regno Unito la sanzione è di 200 sterline (circa 240 euro) e una penalità di 6 punti (sui 12 previsti), col rischio, in caso di recidiva, di finire davanti al giudice, con sanzioni fino a 2.500 sterline (circa 3mila euro) e revoca del titolo.

In Portogallo – dove la nuova patente a punti sul modello spagnolo è entrata in vigore nel giugno 2016 – la sanzione prevista è tra 120 e 600 euro, con 4 punti di penalità, mentre in Francia la violazione è punita con un PV (letteralmente, Processo Verbale) per ammenda di terza classe, con 135 euro e 3 punti di decurtazione: dal primo giugno 2015, qui è vietato anche l’uso delle cuffie e degli auricolari da casco.

Singolare è invece il caso irlandese. Qui i Garda (la polizia di stato) intervengono con una sanzione abbastanza modesta (60 sterline irlandesi, circa 76 euro) e 2 punti (anche qui sono 12), che possono agevolmente raddoppiare in caso di ricorso al giudice. Non è considerato di per sé illegale fare uso di auricolare o vivavoce. Ma in caso di incidente l’accertato uso potrebbe costituire aggravante di guida pericolosa. In caso di incidente con lesioni o morte, ciò potrebbe costare rispettivamente il carcere o l’aumento della pena detentiva.
Forte eh?

In Germania, la sanzione è bassa. 60 euro e un punto di penalità sul cosiddetto “registro di Flensburg”, il libro nero dei patentati tedeschi. Ma grazie a una sanzione del tribunale di Hamm Higher del 2014, le autorità possono legittimamente revocare la patente di guida ai recidivi. Fattispecie questa non espressamente prevista nel codice stradale rinnovato nel 2014.

In Austria la multa è normalmente di 50 euro, con la possibilità di arrivare a 72 in casi di accertata pericolosità, mentre in Olanda, dove la patente a punti ha un sistema tutto particolare (ma molto severo), la tariffa arriva a 230 euro.

Nei Paesi Bassi, per alcune categorie di infrazioni è previsto un punto di penalità. Ma al secondo “cartellino giallo” in 5 anni scatta quello “rosso”, con la perdita del diritto alla guida. Tranquilli però, per l’uso del telefono non è prevista la penalità. A meno che questa non abbia comportato un incidente.

Nel vicino Belgio, in caso di “flagranza telefonica”, la polizia può sequestrare il cellulare del conducente (anche se non gli appartiene). E applicare una sanzione fino a 110 euro.

Qui, l’IBSR – l’istituto belga per la sicurezza stradale – ha stabilito che l’uso del cellulare è la prima fonte di distrazione alla guida dopo la sigaretta, la manipolazione di oggetti nell’abitacolo e l’interazione con la strumentazione di bordo. In uno studio, pubblicato sul numero 89 di Via Secura, gli esperti hanno rivelato che la maggior parte dei giovani ritiene pericoloso farne uso. Ma in sostanza solo se lo fanno gli altri.

Il 90% dei conducenti belgi pensa che sia inammissibile comporre e leggere messaggi durante la guida. Mentre l’85% dello stesso campione di intervistati pensa che sia inaccettabile telefonare senza auricolare o vivavoce. Ma 1 conducente su 2 ammette di adottare questi comportamenti.
Come nel caso spagnolo, tutti sanno che è pericoloso ma solo quando lo fanno gli altri…

I belgi hanno stilato anche il profilo del trasgressore. Pubblicandone i tratti sempre sulla stessa rivista. Autotrasportatore o conducente in autostrada, in genere maschio, solo durante la guida e soprattutto nelle ore di punta.

Vi ricorda qualcosa? Vi sentite chiamati in causa?
Senza proseguire oltre, nell’elencazione dei paesi e delle norme di riferimento, torniamo all’interrogativo che poniamo nel titolo. Riusciremo, noi “severissimi” italiani, a beccare chi sgarra?

Nel corso del 2016, la sola Polizia di Stato ha contestato – secondo i dati pubblicati dal corpo – 45.428 contravvenzioni ex art. 173 CDS. Se il provvedimento del governo entrerà in vigore, significherà – ripetendo il dato in un ipotetico 2018 – poter ritirare qualcosa come 45mila patenti. Praticamente il numero di titoli ritirato complessivamente in un anno, dalla Polizia per tutte le altre infrazioni. A patto che il trasgressore venga subito identificato. S questi numeri vanno poi aggiunti quelli relativi alle  contestazioni elevate da Carabinieri e Polizia Locale. Che secondo una proiezione di ASAPS potrebbero aggirarsi tra i 150 e i 200mila verbali.

Chi mastica la statistica capisce bene che la portata di questa norma potrebbe avere effetti drastici sulla circolazione. In termini di riduzione della letalità (ed è ciò che ci interessa), anche solo per l’effetto del suo annuncio.

Vista la legislazione europea e mondiale in materia, noi siamo i più severi. Ma serve anche un passaggio concreto all’azione. Perché non basterà una foto, né a salvare una vita né a ritirare la patente. Per il raggiungimento dello scopo, servirà sfruttare la tecnologia tornando al presidio del territorio. Così come puntualmente ribadito in ogni sede dall’ASAPS.

La proposta di ASAPS

Di più. Chi segue la nostra attività sa benissimo che l’ASAPS propone il ritiro immediato e il sequestro del telefono. Ma senza un ripianamento degli organici e un riposizionamento delle forze di polizia sul territorio, sarà impossibile raccogliere i risultati che un’iniziativa legislativa così incisiva potrebbe portare alla causa della sicurezza.

O i governi mettono subito mano anche a questa questione. Oppure al cambio di mentalità del nostro Paese non seguirà nient’altro che il solito fumo.
E con questo, riteniamo di aver spiegato l’uso dell’avverbio almeno nella locuzione d’apertura.

 

Ultima modifica: 26 aprile 2017