Auto aziendali, ANIASA “Se la tassa sarà questa si uccide il settore”

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Tiene sempre banco, la tassa sulle auto aziendali in fringe benefit (il beneficio accessorio presenta nella busta paga). Si tratta di uno dei potenziali boomerang per l’esecutivo, avendo causato molto malumore.

Negli ultimi giorni sul governo  sta cercando, ma l’accordo non è ancora definitivo, di renderla meno pesante. Ma le prospettive sono ancora aperte.

Noleggio a lungo termine privato
Noleggio a lungo termine privato

Come noto la tassa sarebbe progressiva, in base alle emissioni di andride carbonica, quindi direttamente proporzionale al consumo di carburante. Ovvero già  che è indicato al punto V.7 delle carta di circolazione di qualsiasi auto.

La discriminante più importante  dei 160 g/km di emissioni CO2. In pratica lo stesso “confine” di un anno fa per la ecotassa.

Allo stato attuale,iIl fringe benefit dal 1° gennaio 2020 dovrebbe essere tassato al 30% se l’auto è usata da rappresentanti di commercio, o elettrica, ibrida o per uso promiscuo (lavoro e tempo libero) del dipendente. Fin qui non cambierebbe.

Invece salirà  al 60% se l’auto ha emissioni fino a 160 g/km di CO2. E al 100% se le emissioni sono oltre questo limite: un piccolo salasso.

Altro punto nodale, l’imposizione fiscale varrà anche per i contratti in essere, non solo per quelli nuovi.

La levata di scudi

ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio) ha levato gli scudi. “Così si uccide il settore dell’auto. Si colpiscono tutti i lavoratori che utilizzano questi veicoli, tassando perfino i chilometri percorsi per necessità di lavoro. Per non parlare dell’imponente impatto sulle minori entrate di gettito fiscale generate dal settore . Nel caso di aumento al 60% del coefficiente per percorrenza privata, il dipendente si troverebbe a pagare circa 1.500 euro annui, un aumento del costo auto del 100%, importo non indifferente per un dipendente con stipendio medio”.

 

Noleggio auto
Foto: iStock / dragana991

Ultima modifica: 4 novembre 2019