«Stop ai motori, un’assurdità» Ricci, presidente di Confindustria Energia

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di Lorenzo Tazzari

Giuseppe Ricci, presidente nazionale di Confindustria Energia, è intervenuto a Ravenna alla presentazione del progetto messo a punto da un gruppo di aziende manifatturiere per contenere l’impatto dell’emissione di CO2.

Presidente Ricci, Ravenna è stata candidata a hub energetico nazionale perché può ospitare il rigassificatore a mare, qui ci sono i progetti per il parco eolico Agnes e per la cattura della CO2 (CCUS) e sostiene la ripresa della produzione nazionale di gas. Difficile trovare un altro territorio con queste opportunità energetiche.

«Ravenna rappresenta in scala quello che è il cuore della nostra strategia, ovvero transizione energetica e decarbonizzazione che adottino l’approccio olistico, non ideologico che punta solo a un’unica soluzione. Ma una strategia che gestisce bene la transizione, adotta tutte le soluzioni perché ci sono il parco eolico, il rigassificatoree l’estrazione per salvaguardare le risorse nazionali in un momento in cui abbiamo bisogno di gas. Qui si inserisce il discorso della CCS, in una realtà con diverse industrie energivore».

Possiamo parlare del modello Ravenna per la transizione energetica?

«Senz’altro. E’ un altro elemento importante perché mettendo assieme queste componenti del modello energetico in trasformazione con la decarbonizzazione, noi possiamo anche valorizzare il gioco di squadra. Una transizione energetica così importante deve salvaguardare la sicurezza durante il processo, deve cercare di minimizzare i costi dell’energia e valorizzare tutte le tecnologie, senza scelte di parte, ma mettendole sullo stesso piano e cercando di posizionare la singola tecnologia dov’è più efficace».

Parliamo dell’Ue e dello stop all’impiego di benzina e diesel dal 2035. Ci sono forti timori per l’occupazione, soprattutto nella Motor Valley.

«Vediamo questo bando al 2035 del motore a combustione interna come un’assurdità, perché annulla una tecnologia quasi 15 anni prima del suo abbandono previsto. Questo significa bloccare immediatamente investimenti in ricerca, possibilità di trovare delle soluzioni tecnologiche che già esistono di decarbonizzazione che sono paragonabili a quelle del veicolo elettrico. Penso ai biocarburanti oggi, agli e-fuel domani. Nel veicolo non dobbiamo guardare solo all’assenza del tubo di scappamento, dobbiamo vedere come è prodotta l’energia elettrica, quanta CO2 emette il ciclo delle batterie e tutto il tema anche dello smaltimento. Quindi, ancora una volta, l’approccio olistico di un mix di soluzioni complementari sinergiche tra di loro è sicuramente utile per minimizzare il rischio di non raggiungere gli obiettivi, per ridurre i costi dell’energia e per aiutare l’industria a trasformarsi».

Qual è la migliore strategia per una transizione ‘equilibrata’?

«La transizione giusta è quella di una transizione che raggiunge lo sfidante obiettivo ambientale valutando bene però anche l’impatto economico e sociale, facendo in modo che sia un’opportunità e non una minaccia».

Ultima modifica: 26 giugno 2022