SOS dell’auto, il Governo deve aiutare la ripresa

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La mucca preferita dall’erario sta perdendo la pazienza. L’efficace immagine, fornita in conferenza stampa dal presidente di Federauto, Adolfo De Stefani Cosentino, fotografa in modo perfetto la situazione.

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I concessionari d’auto stanno per riaprire i loro saloni ma fino ad oggi hanno trovato soltanto la solidarietà di alcune case costruttrici. Con Mercedes, Volvo e Toyota in prima fila.

FCA Cassino Premium Plant - FCA, premi agli operai. Settemila euro in quattro anni - produzione
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Lo Stato, investito del problema dal mondo dell’automotive (finalmente riunito nell’emergenza Coronavirus), per ora non ha mosso palla. Non ha dato alcuna risposta. Dimenticando che questo settore vitale dell’economia italiana è anche una straordinaria risorsa per il fisco.

Mercato auto laciato crisi = Stato con le tasche vuote

Se le vendite di auto dovessero scendere, come si ipotizza negli scenari peggiori, a 1 milione e 300 mila unità annue, l’Erario incasserebbe 10 miliardi di euro in meno.

Mercato auto
Mercato auto

SOS dell’auto: ecco dove lo Stato potrebbe aiutare

Ecco perchè è necessario dare un rapido riscontro alle istanze dell’automotive che non ha richiesto denaro a fondo perduto per pagare gli stipendi. Ma una serie di normative e misure fiscali che sono essenziali per tenere in piedi il comparto.

L’allargamento degli incentivi alle auto con emissioni fra i 71 e i 95 g/km, a prescindere dal tipo di motorizzazione, sarebbe un provvedimento concreto e realistico. Come un contributo per la vendita di auto già presenti dentro i Saloni prima dello storico blocco.

E infine la piena detraibilità dell’Iva, come avviene nei principali paesi europei, per favorire l’uso professionale delle vetture da parte di enti e società. Non sono richieste folli, ma un salvagente da lanciare in fretta per salvare il mondo dell’auto e tutelare le casse dello Stato.

Giuseppe Tassi

Jeep Compass prodotta a Melfi

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Ultima modifica: 5 maggio 2020