Salta lo sciopero dei benzinai, la fattura elettronica slitta a gennaio

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Luigi Di Maio riesce a scongiurare, a poche ore dal suo inizio, lo sciopero di 24 ore dei benzinai. Promettendo il rinvio al primo gennaio prossimo dell’applicazione della fattura elettronica per la categoria.

Ma deve attendere fino a domani per il varo del decreto «dignità» al quale affida il rilancio politico dei 5 Stelle nella competizione con Matteo Salvini. Il pacchetto fiscale del provvedimento (dal rinvio della e-fattura all’eliminazione di spesometro, redditometro, studi di settore e split payment) ha, infatti, un costo significativo (nella versione massima fino a uno, addirittura 1,5 miliardi di euro). E dall’Economia chiedono coperture certe.

Il che determina un anticipo del braccio di ferro tra il leader grillino (che insiste sul taglio delle pensioni d’oro, «un privilegio rubato») e il Ministro Giovanni Tria sulle altre partite più consistenti. A cominciare dal reddito di cittadinanza.

Certo è, comunque, che, almeno per ora, i gestori degli impianti di rifornimento carburanti, che erano pronti già in serata a incrociare le braccia contro l’introduzione (dal primo luglio) dell’obbligo della fatturazione elettronica, avranno una boccata d’ossigeno fino a gennaio 2019. Insomma, non faranno «da cavia», come ha spiegato il Ministro. E, anzi, c’è l’impegno del governo a «per abbassare i costi delle commissioni sui pagamenti con carta di credito».

Il capitolo fiscale del decreto, però, andrà ben oltre. L’intenzione è cancellare una serie di adempimenti e strumenti tributari. In sostanza dovrebbero essere cancellati i vecchi indicatori di rischio per gli accertamenti fiscali. Elementi e adempimenti che – ha incalzato il super-ministro di Sviluppo e Lavoro – «hanno solo vessato le imprese e che saranno aboliti». In assenza, però, fin da quest’anno, degli strumenti che avrebbero dovuto sostituirli nel 2019. Come la fatturazione elettronica tra privati. E  questo potrebbe aprire un problema di gettito, se si considera che a suo tempo tutte queste soluzioni sono state considerate fonte di nuove entrate. Da qui il niet, per ora, della Ragioneria generale dello Stato in mancanza di coperture adeguate.

Altri provvedimenti sul lavoro

Ma il pacchetto Di Maio ha almeno altri tre capitoli. «A questo si aggiungono – ha insistito il leader grillino – una norma forte sulle delocalizzazioni. Una norma forte sul gioco d’azzardo per quanto riguarda la pubblicità. E una norma forte per la precarietà dei giovani agendo sui contratti a tempo determinato».

Rinviata al tavolo negoziale (convocato via Whatsapp per il due luglio) la partita sui rider. Il contrasto della precarietà dovrebbe passare da una stretta sui contratti a termine. In sostanza, verrebbero reintrodotte le cosiddette causali (le ragioni che giustificano la stipula di un contratto a termine). Ma non sul primo contratto, Solo dal primo rinnovo del rapporto con la stessa impresa.

Le proroghe (che sono cosa differente dai rinnovi, perché non implicano interruzione del rapporto) verrebbero ridotte da 5 a 4. La durata massima di 36 mesi non verrebbe modificata. Verrebbe fissato per legge, invece, il tetto del 20 per cento dell’organico possibile a tempo determinato. Sembra escluso invece un appesantimento dei costi per le aziende che stipulano contratti a termine.

Claudia Marin

Ultima modifica: 26 giugno 2018