Riacceso il Tutor, multe sul controesodo

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Andate piano, si riaccendono in grande stile gli occhi dei Tutor. Sdoganati dalla Cassazione. «La Suprema Corte ha cancellato la sentenza di appello che imputava ad Autostrade per l’Italia la violazione del brevetto di Craft», annuncia Aspi.

Ribaltato, dunque, il verdetto che il 10 aprile 2018 aveva dato ragione alla piccola azienda di Romolo Donnini a Greve in Chianti (Firenze). Scrive il gestore che quei motivi sono stati ritenuti «del tutto infondati».

Tutor, sono 31 i tratti di autostrada controllati, per 290 km

Aggiunge di aver già messo in campo «le squadre per la reinstallazione del sistema» con l’obiettivo di «attivare controlli della velocità media su circa mille chilometri di tratte entro i giorni del controesodo».

Gli ermellini, informa Autostrade, hanno considerato «del tutto infondati i motivi per i quali la Corte di Appello di Roma aveva ritenuto che il sistema di controllo della velocità media violasse le norme» sulla «proprietà intellettuale» e «dovesse essere rimosso».

Prosegue la nota: «La sentenza della Cassazione dimostra la correttezza del comportamento di Autostrade per l’Italia e la non brevettabilità di sistemi matematici noti».

Il Tutor, ricorda Aspi, «installato nelle tratte a maggior rischio di eccesso di velocità» su «2500 chilometri di autostrade», «aveva permesso di ridurre l’incidentalità mortale del 50%». E di arrivare anzi «a meno di un quarto» con altri interventi.

A luglio 2018, dopo il verdetto d’appello, erano stati spenti gli occhi dei vecchi impianti ed erano stati accesi quelli di nuova generazione, regolati dalla tecnologia PlateMatching, che riconosce un veicolo non dalla lettura automatica della targa ma fotografandone l’immagine completa.

Tutor e multe

La nuova modalità, in teoria non lascia scampo. E’ però molto più complessa da gestire, per la mole di dati che genera. Si potrebbe spiegare anche così la cautela dell’ultimo anno.

Il nuovo sistema era partito in via sperimentale su 22 tratte, che oggi sono diventate 46. Sempre pochissime, comunque, rispetto alle trecento originarie.

Ma l’azienda di Greve non si arrende. «Autostrade – ribatte – ha vinto una battaglia ma non ha vinto la guerra. La sentenza della Cassazione ha rinviato, per la seconda volta, alla Corte d’appello di Roma che dovrà giudicare se il Tutor costituisca contraffazione del brevetto Craft. Dunque la fine è ancora lontana e i giochi sono ancora aperti».

Nei prossimi giorni, da quel che annuncia Aspi, vecchio e nuovo sistema potrebbero dunque convivere.

Domanda: gli impianti appena sdoganati dovranno essere sottoposti a taratura? Perché le multe siano valide, la verifica dev’essere almeno annuale, e quel periodo è trascorso. L’operazione, però, richiede tempo. Si vedrà.

Il commento di ASAPS

Intanto tira un sospiro di sollievo Giordano Biserni dell’Asaps. «Che sia nero o che sia bianco o comunque si chiami, a noi interessa che serva, e il Tutor in autostrada serve perché riduce fortemente l’incidentalità».

Mentre il Codacons chiede di estendere il sistema a tutte le reti autostradali. Entro il 2025 potrebbe essere accontentato dal decreto smart road (quello sulla guida autonoma). Che va molto oltre. Perché il controllo della velocità media dovrà essere garantito anche su migliaia di chilometri di strade statali.

Rita Bartolomei

Tutor attivi in autostrada, cosa è vero e cosa no

Ultima modifica: 17 agosto 2019