Renault Twingo, la prova. Streetcar con un tocco speciale

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Twingo gioca a carte scoperte. Il restyling le ha portato il nuovo sistema di infotainment Easy Link, prima ancora che su Clio, e motori più virtuosi.

Qualche vezzo in più nello stile, la firma luminosa rinnovata del Marchio e un assetto ribassato di dieci millimetri. Ma la sostanza resta quella originale, quasi unica. Derivata da smart forfour, ha il suo asso in una agilità sorprendente anche per una citycar lunga 3,6 metri. Una capacità di manovrare sempre impressionante: il diametro totale di sterzata è di nove metri.

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E vero, c’è il motore posteriore che lascia la massima “articolazione” all’anteriore, ma Twingo ci mette del suo. Distinguendosi dalle altre automobili: non è poco, di questi tempi.

Messe le carte in tavola, abbiamo provato la francesina nel suo top di gamma. La TCe 95 Edc Intens, spinta dal 3 cilindri da 1 litro turbo da 92 cavalli abbinato al cambio automatico Edc a sei marce. L’allestimento più ricco è anche il più pepato, esibendo prese d’aria laterali e un piccolo spoiler sul tetto.

La dotazione di serie è non banale. Comprende cruise control, sellerie in tessuto e pelle, volante in pelle, telecamera di parcheggio e sistema multimediale Easy Link da 7″. A richiesta il modello in prova disponeva di: lane departure warning, adesivi laterali , interni color giallo mango, cerchi in lega da 16″, vetri oscurati e vano portaoggetti sotto sedili posteriori.

Questo è un vero plus, una sorpresa di grande praticità. Tocco finale il Comfort Pack, che aggiunge sensori pioggia, fari fendinebbia con funzione cornering e climatizzatore automatico. Facendo salire il prezzo di circa duemila euro, a poco più di 18.000. 

Non pochi per una citycar, anche perché l’assistenza alla guida presenta qualche lacuna, come la mancanza della frenata automatica che dovrebbe essere un obbligo, o quasi, per una cittadina.

Le leggenda metropolitana del motore che “cuoce” il contenuto del bagagliaio, resta tale. La temperatura nel vano aumenta, senza dubbio, ma non tanto da alterarne il carico. A meno che non siano solo surgelati.

Piuttosto, la capacità di stivaggio è risicata con quattro persone (non è omologata per cinque) a bordo. Da 174 a 980 litri, a schienali abbattuti, con il piano livellato. Non è una sorpresa, ma bisogna sempre tenerlo bene a mente.

Nel traffico Twingo s’è confermata una vera anguilla. Non la prende nessuno. Piacevole, con uno sterzo molto addomesticato, ma proprio per questo ottimo nella jungla urbana. Meno rapido sul misto.

Nota di merito anche per il comfort di bordo, i quattro passeggeri sono accolti bene. L’isolamento acustico è apprezzabile alle basse velocità. Davanti lo spazio non manca e la forma da igloo viaggiante regala respiro inaspettato ai passeggeri posteriori.

E il sistema di infotainment è ben fatto: semplice e di pragmatico approccio. Ci sono vani portaoggetti un po’ ovunque a equilibrare le lacune strutturali del bagagliaio. La qualità generale è di livello più che decoroso, con le plastiche rigide ben accoppiate a colori indovinati e a uno stile originale. Bene anche i sedili, di buona fattura.

La configurazione più raffinata nel complesso esalta le doti della vettura. Anche nella meccanica. Il tre cilindri turbo spinge. Addolcito un po’ dal cambio automatico, tarato più per le metropoli che per il misto o le autostrade. Non è un peccato, anzi. Ma bisogna ricordarselo, perché quando la strada è libera i novanta e passa cavalli e il peso contenuto abbinati a un discreto assetto – il rollio è molto limitato – permetterebbero a Twingo di osare.

In modalità automatica è meglio non esagerare, più saggio usare il selettore (non ci sono le palette). Non c’è il contagiri in questa minuscola trazione posteriore, ma la carica – non solo di simpatia dovuta anche all’indovinata livrea esterna Giallo Mango – di Twingo è sempre percepibile.

Renault Twingo, la prova su strada, la galleria fotografica

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Ultima modifica: 20 maggio 2020

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