Renault – FCA, è quasi un sì. Quanto manca alla fusione

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Anticipato dai rialzi in Borsa, con il mercato che scommetteva sul via libera di Parigi alla maxi fusione con FCA per dar vita al terzo produttore di veicoli (8,7 milioni) al mondo, dal cda di Renault non è invece arrivato ieri l’ufficiale disco verde.

Al termine della riunione, iniziata nel pomeriggio a Boulogne-Billancourt, il board di Renault ha infatti comunicato di avere aggiornato alla fine giornata di oggi il consiglio. Nella nota, però, Renault in qualche modo fa capire di avere pronunciato un primo sì spiegando che continuerà «a studiare con interesse» l’opportunità di una fusione e di «estendere le discussioni» interne sul tema.

Alla vigilia del cda, l’ipotesi era di un via libera condizionato all’avvio di negoziati più approfonditi che richiederanno comunque mesi se non addirittura un anno. Un via libera favorito da un accordo di massima che secondo la stampa transalpina potrebbe essere stato raggiunto tra il governo francese e Fiat Chrysler Automobiles, il cui Ceo Mike Manley era a Parigi mentre nel week-end il ministro dell’Economia Bruno Le Maire avrebbe incontrato il presidente di FCA John Elkann.

Lo Stato francese, che possiede il 15% di Renault – quota destinata a dimezzarsi dopo la fusione alla pari mentre FCA sarebbe il primo azionista con il 14,5% – ha posto condizioni sulla salvaguardia di impianti e occupazione, un’integrazione al 50%, la sede operativa a Parigi (mentre la nuova società sarebbe di diritto olandese) e un posto nel cda.

Posto che ridurrebbe da 4 a 3 gli uomini indicati da Renault (4 spetteranno a Fca), che vedrebbe il suo attuale presidente Jean-Dominique Senard diventare Ceo della nuova realtà mentre Elkann presidente. Proprio Senard avrebbe sentito telefonicamente ieri mattina Hiroto Saikawa, il numero uno di Nissan che con Mitsubishi partecipa alla triplice alleanza franco-giapponese.

Cosa fanno Nissan e Mitsubishi

Nissan, i cui due rappresentanti nel board Renault (Serizawa e Yamauchi) avrebbero scelto la linea dell’astensione, ha fatto sapere di non opporsi alla fusione italo-francese e di valutare un eventuale ingresso di Fiat Chrysler Automobiles nell’alleanza (creando così il primo produttore di veicoli al mondo) ma che questa operazione comporterà per forza una ridiscussione dell’intesa che verrebbe alterata.

Allo Stato francese dovrebbe andare anche uno dei due posti destinati a Renault nel comitato nomine in modo da avere voce in capitolo nella scelta dei vertici aziendali. Tra le richieste di Parigi c’era anche quella di un dividendo straordinario per gli azionisti di Renault (tesi condivisa dal fondo attivista francese Ciam che critica l’offerta di FCA considerandola un’acquisizione), ipotesi non contemplata però da FCA che invece prevede la stessa operazione (del valore di 2.5 miliardi) per i suoi azionisti.

La Borsa, intanto, è tornata ieri a scommettere sulla nascita del nuovo gruppo con Fca in rialzo del 3,87%, Exor del 4,1% e Renault del 4,28%. Sul fronte politico invece, dalle opposizioni sono arrivate critiche contro l’assenza del governo italiano in questa trattativa mentre il sindaco di Torino Chiara Appendino ha fatto sapere che a breve incontrerà i vertici del Gruppo italo-americano.

Achille Perego

Ultima modifica: 5 giugno 2019