Pininfarina e Bulgari per la tutela del patrimonio nazionale di veicoli storici

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Giù le mani dalle auto storiche.  “Non è elegante parlare di eleganza, lo so, ma l’Automotoclub storico italiano è il custode proprio di questo concetto che nel nostro settore ha contraddistinto da sempre l’auto italiana. Siamo le vestali del bello e della cultura dell’auto, di un modo di lavorare e di intendere la mobilità che ha fatto del nostro Paese il primo al mondo per lo stile”. Così Paolo Pininfarina, presidente di Pininfarina e Vicepresidente ASI, ha aperto il Convegno ASI organizzato a Roma.

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Paolo Pininfarina

A lui ha fatto eco Nicola Bulgari, durante la consegna del premio “Passione per il motorismo storico” che l’Automotoclub Storico Italiano gli ha conferito per la passione, la dedizione e il contributo dato alla tutela e alla promozione di quell’incredibile patrimonio rappresentato dai veicoli storici. Nel suo caso l’attenzione si è rivolta alle auto di produzione americana, creando un collegamento ideale fra Allentown in Pennsylvania – dove Bulgari ha realizzato la più grande collezione al mondo del periodo d’oro delle auto USA, che va dal 1920 al 1950 – e Roma, sede della sua officina e del suo storico garage.

In questa sala – ha evidenziato Bulgari – è tangibile l’attenzione per la storia, per la passione, per la cultura dell’auto. Quella che spesso manca in questo Paese che ignora i concetti più basilari della storia e dell’economia che sfociano nel sociale: va dato merito all’ASI di lavorare con costanza per diffondere questi valori, oggi sempre più rari”.

Concetti sempre più difficili da difendere, visto che proprio mente Bulgari, Pininfarina e l’ASI “volavano alto” sui temi della cultura dell’auto, in Parlamento si discute sulla proposta di aumentare la pressione fiscale sui veicoli certificati e registrati come storici alla Motorizzazione con anzianità compresa tra i 20 e i 29 anni.

L’ASI aveva chiesto ed ottenuto un abbassamento della pressione fiscale per tale categoria nella Finanziaria 2019, per evitare che moltissimi di loro venissero rottamati o esportati in paesi dove la pressione fiscale è più bassa. Tali scelte, a cui molti appassionati erano stati costretti, avevano portato alla depauperazione del patrimonio motoristico nazionale e dell’indotto legato al loro restauro e conservazione che va a beneficio della filiera di artigiani e delle attività coinvolte nel settore.

I veicoli ventennali che godono di questa agevolazione, a tre anni dall’entrata in vigore della legge che è ormai a regime, sono lo 0,15% del parco veicolare totale e l’1,14% del parco veicolare ventennale (dati Motorizzazione al 2 novembre 2021). Perché andare a colpire queste 66.050 auto e 14.992 moto? Non c’è alcun motivo razionale per farlo.

Il presidente dell’ASI, Alberto Scuro

Le parole del presidente ASI, Alberto Scuro

Parliamoci chiaro la perdita dell’indotto sarebbe decisamente superiore al mancato gettito per lo Stato che è stato calcolato essere ben inferiore ai 10 milioni annui. Oltre a ciò, l’impatto ambientale di un provvedimento del genere è pari a zero. Tra un veicolo vecchio e un veicolo certificato di interesse storico c’è un’enorme differenza (ogni singolo veicolo per diventare di interesse storico e collezionistico viene visionato e certificato). Non è un caso che il 99% dei veicoli ventennali non goda di questa agevolazione. Ritengo che questo provvedimento potrebbe minare il rapporto fiduciario tra Stato e cittadino”.

“Molti appassionati, proprio grazie alla norma andata in vigore nel 2019, hanno deciso di acquistare veicoli di potenziale interesse storico e collezionistico, li hanno restaurati (o li stanno restaurando), certificati e registrati alla motorizzazione con tutte le spese che questo ha comportato. Ecco che di colpo lo Stato cambia idea e decide di ritornare sui suoi passi cancellando quella norma che li aveva portati a prendere quelle decisioni. Tutti i politici che nelle prossime ore si troveranno a votare l’emendamento in questione dovrebbero riflettere su queste tematiche. Per tutelare un settore che è un’eccellenza italiana, e che apre importantissime potenzialità di sviluppo economico e di scenari occupazionali per le giovani generazioni, bisogna fare passi avanti e non passi indietro”.

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Ultima modifica: 29 novembre 2021