Noleggio, la scelta delle imprese. Volano i Diesel, ma c’è voglia di ibrido

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L’automobile è entrata da pochi anni in un nuova era. All’orizzonte c’è la grande rivoluzione elettrica e la prospettiva della guida autonoma. Ma quanto durerà questo periodo di passaggio é difficile prevederlo.

Un buon termometro del presente, con indicazioni attendibili per il futuro prossimo, lo offre il mondo delle flotte aziendali.

I Fleet manager, cioè i dirigenti che si occupano di selezionare le vetture per le aziende, hanno una visione globale del prodotto e le loro scelte rappresentano un prezioso punto di riferimento per capire dove va il mondo dell’auto in questa era di passaggio.

Una recente ricerca di Top Thousands, l’Osservatorio sulla mobilità aziendale, ci racconta che il famigerato diesel fa ancora la parte del leone, che crescono le quotazioni dell’ibrido, mentre l’elettrico resta confinato a piccole riserve (car sharing) e fatica a decollare, nonostante i numeri tradiscano una leggera crescita.

Infatti l’uso condiviso di auto, moto e bici (non per forza spinti dall’elettricità) convince ogni anno sempre più italiani ampliando progressivamente numero di mezzi e chilometri macinati: oggi si contano 7961 auto, 2240 scooter in sharing e circa 36.000 bici per ben 33 milioni di spostamenti compiuti nel 2018.

Ma vediamo meglio i dati. Fra il 2016 e il 2019 il diesel ha subito una lieve flessione nel mondo delle flotte aziendali ma conserva un’incidenza dell’87,3%.

L’ottimo rendimento sulle lunghe percorrenze, le emissioni contenute dei diesel più aggiornati e la facilità di ricommercializzare l’auto sono il punto di forza di questa motorizzazione che sembra ben lontana dall’estinguersi, ma rimane solida al primo posto della graduatoria.

Nello stesso arco arco di tre anni l’ibrido é passato dallo 0,7% al 5,5% del parco, conquistando consensi crescenti. L’elettrico é salito dallo 0,5% del 2016 all’1,5% di oggi.

E i motori a benzina? Pur cresciuti in percentuale, si fermano solo al 4,5%. L’ibrido é visto dai Fleet manager come la soluzione più pratica. Ma il mondo delle flotte preferisce l’ibrido integrale al plug-in perché non richiede alcun tipo di ricarica. La batteria si alimenta da sola utilizzando l’energia prodotta da frenate e decelerazioni.

Le prospettive a breve termine

La mancanza di una rete adeguata per il pieno di elettroni é anche il motivo che frena la corsa verso l’elettrico. La maggior parte delle auto aziendali a impatto zero viene oggi utilizzata in pool per consentire la ricarica in sede. Anche al di fuori degli orari di lavoro.

Ma nel 2019 si è registrata una crescita del 53% nell’utilizzo delle EV fuori città. Insomma anche nel mondo delle flotte c’è tanta voglia di futuro. Ma per la rivoluzione elettrica é ancora troppo presto.

Giuseppe Tassi

Ultima modifica: 16 ottobre 2019