Lamborghini Urus, prova su strada e in pista. Ecco il Minotauro

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Più che un toro primordiale, che dà il nome alla vettura, Urus somiglia a un moderno Minotauro. Una creatura che riassume in sè due nature: la carrozzeria da suv estremo e la felina potenza di una supercar.

Il successo appena arrivato

I tecnici di Sant’Agata Bolognese, con l’ingegenre Reggiani in testa, hanno davvero reso possibile l’impossibile, come recita lo slogan di Urus. Il test internazionale sul circuito di Vallelunga ci offre il primo contatto vero con il Suv firmato Lamborghini.

Il frontale maestoso, i cinque metri di lunghezza, le fiancate percorse da solchi profondi, la linea che recupera elementi delle mitiche LM002, Countach e Miura sono il biglietto da visita di questo fuoristrada di lusso nato per stupire. L’interno prevede quattro comodi posti, un bagagliaio da oltre 600 litri, una console tecnologica ma essenziale. Sotto il navigatore, i comandi-chiave, a cominciare dal tamburo, un selettore che consente di scegliere tra sei modalità di guida (Strada, Sport, Corsa ,Terra, Sabbia, Neve).

L’assetto delle sospensioni, del telaio e dei freni è regolato dal sistema Anima, mutuato da Aventador S, che permette di tarare l’auto sui propri gusti fino a ricavare un personalissimo profilo di guida, definito Ego. Urus si propone come la stintesi più alta delle tecnologie del Toro già elaborate per gli altri modelli della Casa: trazione integrale, quattro ruote sterzanti, freni carboceramici, sospensioni pneumatiche adattive e barre antirollio per ottimizzare sicurezza e comfort.

Primo otto cilindri turbo per Sant’Agata Bolognese

Novità assoluta è il motore. Il primo V8 turbo della storia di Lamborghini, un propulsore potente ed eclettico da 4.0 litri che tocca i 305 km orari. E’abbinato a un cambio automatico a 8 rapporti. Sul circuito sinuoso di Vallelunga Urus sprigiona tutta le sue qualità in una straordinaria miscela di potenza e controllo. I 650 cv consentono accelerazioni fulminee (3,6 secondi da 0 a 100 orari) ma è in curva che il Suv del Toro offre il meglio di sè.

Urus e le quattro ruote sterzanti

Le quattro ruote sterzanti sembrano quasi accorciare il passo. Rendendo l’auto maneggevole e morbida negli inserimenti e solidamente ancorata al suolo. La frenata è chirurgica e permette di staccare all’ultimo istante prima di spingere di nuovo sull’acceleratore.

Trasformando le sinuosità del circuito in virtuali rettilinei. In modalità Sport, con i controlli di trazione totalmente attivati, anche un pilota della domenica si sente invogliato a spingere a fondo, perché Urus garantisce una sensazione si sicurezza perfino superiore a quelle delle sorelline Aventador e Huracan.

La fluidità di guida percepita sulla pista di Vallelunga è confermata anche dal percorso su strada. Dove il V8 turbo diventa un morbido e silenzioso compagno di viaggio, pronto ad alzare la voce solo quando serve, come in fase di sorpasso.

Anche in fuoristrada

Ma l’eclettismo di Urus e la sua vera natura, quella di autentico Suv, si rivelano soprattutto nel minicircuito offroad. Approntato nella zona di Vallelunga adiacente alla vecchia strada romana. Qui la modalità Terra è d’obbligo per seguire i saliscendi del tracciato e superare i tratti dove di accumulano sabbia e ghiaia. Urus sale docile, scende impetuoso, frena con prontezza e recupera ogni sbavatura di guida con i suoi controlli di trazione. Su questo fondo sembra un lontano parente della supercar che sfrecciava in pista pochi minuti prima. Ma qui sta il segreto del Minotauro Lamborghini, la sua doppia anima di perfetto mostro tecnologico.

Giuseppe Tassi

Ultima modifica: 27 aprile 2018

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