Huracan EVO, Domenicali racconta la tecnologia Lamborghini

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Brillano gli occhi di Stefano Domenicali mentre Maurizio Reggiani, capo Ricerca e Sviluppo di Lamborghini, illustra la sofisticata anima tecnologica della nuova Huracan Evo. Una vettura importante. Non solo perché rinnova la leggenda a dieci cilindri del marchio del Toro. Rappresenta un vero ponte lanciato verso il futuro.

Huracan Evo, la prova su strada di QN Motori

«Il nuovo modello completa al meglio la nostra gamma – spiega Domenicali–– Aventador è il 12 cilindri forte e grintoso mentre il Suv supersportivo Urus ha aperto un segmento di mercato che ci porta il 70% di nuovi clienti. Huracan Evo, invece, guarda decisamente avanti con la sua tecnologia predittiva. Capace di leggere in anticipo il percorso e le inclinazioni del guidatore».

Per la prima volta anche uno schermo touch fa la sua comparsa su una supersportiva Lamborghini, per aumentare il dialogo fra auto e guidatore. E per leggere in tempo reale i comportamenti della vettura. «E’ un’auto intelligente – spiega il presidente – connessa e raffininatissima nelle tecnologie. Può diventare il laboratorio del futuro. Un modello per le supercar che verranno».

Uomo e hitech, sinergia virtuosa

C’è chi teme che la tecnologia confini in secondo piano l’uomo e riduca il piacere di guida. Domenicali è pronto a smentire questa tesi. «I due cervelli entrano in contatto, ma la tecnologia di Evo non schiaccia mai l’uomo. Anzi lo aiuta a dare il meglio di sé. A rischiare qualcosa di più perché può permetterselo. Proprio in virtù del sofisticato filtro che controlla ogni istante l’assetto dell’auto».

E la prova sul circuito del Barhain conferma le valutazioni grande capo. Huracan Evo ha personalità forte e un’ elettronica capace di stupire per precisione e puntualità. Ma il piacere di guida rimane intatto. E la voglia di alzare l’asticella nella sfida con se stessi non è mai un’azzardo. Perché l’auto diventa complice e custode. Il suo occhio tecnologico non è invadente. Ma funziona come una preziosa rete di protezione sotto il filo dell’acrobata.

Giuseppe Tassi

Ultima modifica: 29 gennaio 2019