Harley Davidson in fuga dagli Usa per i dazi di Trump

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Tornano pericolosi i venti di guerra. Le borse europee sono in picchiata e Milano ha lasciato sul terreno il 2,4%. Wall Street è scesa di oltre 400 punti (1,8%) per i timori scatenati dall’imminente guerra dei dazi. Ma Trump tira dritto. In Cina lo yuan crolla ai minimi storici nei confronti del dollaro e Pechino si prepara a reagire con durezza contro gli Usa. Le banche di Xi Jinping ottengono un taglio delle riserve per immettere sul mercato entro il 5 luglio almeno 100 miliardi di dollari di liquidità allo scopo di far fronte allo scontro imminente con gli Stati Uniti.

La Harley Davidson, però, non ci sta al confronto muscolare voluto dal presidente contro il resto del mondo. E sposta parte della sua produzione fuori dagli Stati Uniti mentre la società perde in Borsa quasi il 2%. La più famosa casa motociclistica americana non vuol subire i danni della guerra commerciale innescata dal presidente. R non intende scontare le contromosse della UE che sta per imporre dazi del 25% (dal 6% al 31%) sulle sue motociclette. Il prezzo di ogni singola moto salirebbe di oltre 2200 dollari.

Harley Davidson
Harley Davidson

L’immagine di un presidente euforico che si fa riprendere vicino ad una fiammante Harley come simbolo del Made in Usa non vale più. Adesso parte della produzione si sposterà in Brasile e Thailandia. E salteranno molti dei posti di lavoro nel Winsconsin. Gli agricoltori dall’Iowa e di altri stati granaio che hanno appoggiato Trump sono sul piede di guerra. Sanno che diventeranno anche loro bersaglio dei dazi e dei controdazi per le esportazioni di maiali e soia. E sono pronti ad alzare la voce.

Il 6 luglio, quando scatteranno le nuove tariffe, sarà il giorno della verità. Molti analisti definiscono l’atteggiamento unilaterale di Trump sui dazi una vera scemenza economica. Dalla quale nessuno uscirà vincitore. Ma il presidente, in scontro aperto anche con Canada e Messico, lascia filtrare che l’obiettivo principale è soprattuto un modo di bloccare l’export di tecnologie verso Pechino. Il traguardo cinese, invece, è diventare leader mondiale dell’hi tech, dell’intelligenza artificiale e delle auto a guida autonoma entro il 2025.

Una guerra particolare. Coinvolta l’industria dell’auto

Ma la logica che Trump vuole imporre a Europa, Cina e tutti gli altri, oltre ad un aumento generalizzato dei prezzi dei prodotti al consumo tornerà a creare in Usa un forte squilibrio nei posti di lavoro. Soprattutto nell’industria dell’auto. Che insieme all’agricoltura diventerà uno dei settori più colpiti dalle rappresaglie incrociate. Contro la guerra dei dazi decine di Ceo delle grandi corporation e banche americane hanno scritto a Trump affinchè si fermi. Tutto inutile. Il presidente sostiene di essere costretto ad agire «per correggere un grave errore del passato e soprattutto per ragioni di sicurezza nazionale…»

I bersagli però, a parte la Cina, diventano quasi esclusivamente i suoi migliori alleati.

dall’inviato Giampaolo Pioli

Harley Davidson in fuga dagli Usa per i dazi di Trump

Ultima modifica: 26 giugno 2018