Formula E, come sono fatte e quanto vanno le monoposto elettriche

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I biplani da corsa. Le monoposto di Formula E non hanno potenza paragonabile ai “jet” della F1, ma restano uniche nel panorama del motorsport. A prima vista e a motore spento, sia profani sia da appassionati non possono essere equivocate con altre auto da corsa.

Per un motivo molto semplice: il “biplano evoluto”. Ovvero il frontale, che esibisce una scelta aerodinamica radicale e inedita. Il classico alettone anteriore è stata sostituita da una doppia ala. Sembrano delle fauci e raggiungono il loro obiettivo, tecnico e d’impatto. Non passano inosservate.

Anche sotto il vestito l’evoluzione dei bolidi a batterie è continua. Durante i primi campionati tutte le vetture erano di fatto identiche. Realizzate dalla società francese Spark Racing Technology e dotate dell’italianissimo telaio Dallara in carbonio. Opera del team del fondatore Gian Paolo, che a Varano de’ Melegari, in provincia di Parma, ha realizzato l’unica industria di auto da corsa a livello mondiale.

Illustri nomi con retaggio di elite di F1 hanno contribuito alla formazione delle monoposto. Il propulsore elettrico e il sistema elettronico sono fornito da McLaren Electronics Systems. Gli accumulatori (le batterie)e batterie sono della Williams Advanced Engineering. Uno specialista, Hewland, fornisce il cambio sequenziale con comandi al volante, dotato di rapporti fissi per ridurre i costi.

Da questa stagione i dieci team hanno la facoltà di scegliere motore, inverter, cambio e sistema di raffreddamento che preferiscono. Ma il telaio Dallara e le batterie (dalla capacità di 28 kWh) rimangono gli stessi per tutte.

Anche la potenza è livellata. I propulsori elettrici in gara arrivano a 180 kW, che equivalgono a poco meno di 245 cavalli. Questo il picco massimo, mentre nelle qualifiche si possono raggiungere i 200 kW, circa 272 cavalli. Non sono numeri da capogiro, anche se con una massa di 880 kg il rapporto peso/potenza (circa 3,5 kg/cv) può essere considerato sportivo.

Le Formula E, che sono lunghe cinque metri, comunque hanno un plus, generato dal pubblico. Si chiama fanboost: tre piloti, scelte dagli appassionati tramite i social media e una piattaforma online hanno a disposizione un turbo “speciale”. Si tratta di 100 KJ di potenza aggiuntiva da utilizzare in un momento definito della seconda parte dell’ePrix: per soli cinque secondi.

Le prestazioni sono adeguate per i circuiti cittadini in cui si svolge il campionato: la velocità massima è di 225 km/h e l’accelerazione da 0 a 100 si compie in circa tre secondi.

Porsche di Formula E del 2018-19

Arrivano le GEN2

Nel prossimo campionato, quello del 2018-2019, ci sarà un altro cambio di passo. Arriveranno le vetture della GEN2, dotate di batterie di capacità doppia. Non sarà necessaria la pausa a metà gara, a beneficio dello show.

Il tutto con un peso di poco maggiore, ma prestazioni più elevate: e una potenza di circa 340 cavalli. Progressi importanti, non solo per le corse, come afferma Dallara: “E’ molto probabile che la Formula E diventi per i grandi Marchi una palestra per presentare e promuovere nuove soluzioni tecniche di propulsori“.

Ultima modifica: 14 aprile 2018

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