Fiat: la sua posizione europea cambierà?

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L’annuncio è avvenuto al Salone di Ginevra: a parlare è Sergio Marchionne e l’argomento è il futuro Fiat in Europa e nel mondo.

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“Avevamo dei potenziali investimenti in Canada e Messico, e l’abolizione del Nafta potrebbe cambiare le carte in tavola, chiaramente.” E poi: “la Fiat lascerà più spazio ad altri marchi in Europa”.

Questo l’annuncio clamoroso espresso dall’Amministratore Delegato della ex casa torinese, Sergio Marchionne.

Cosa si cela dietro una dichiarazione così forte? O è solo un classico rumor per esperti del marketing che giocano al rilancio di un marchio o al piazzamento temporaneo di nuovi prodotti?

Niente di tutto ciò. Il mercato delle auto si sta rivoluzionando, e da diversi punti di vista.

Cominciamo con il tema energetico. In questo ambito si assiste da oltre un anno al calo sostanzioso delle auto diesel, carburante che per decenni ha fatto da “traino” sulle scelte di milioni di guidatori desiderosi di combinare qualità, prestazione e risparmio in un sol colpo.

Da una parte il diesel-gate che ha investito la major tedesca, la Volkswagen, dall’altra la concorrenza di sistemi più ecologici, come il motore elettrico in tutte le sue sfumature, hanno fatto sì che questo carburante fosse screditato e, a volte, anche demonizzato.

Al contempo, la produzione di auto con motore elettrico non ha ancora generato un cambio di rotta così determinante da prevalere sugli altri motori a carburante fossile, cioè diesel, benzina, gpl o metano: sono noti alcuni problemi, ancora oggetto di ricerca e sviluppo, riguardanti l’autonomia del veicolo elettrico, l’approvvigionamento di energia, la capacità delle batterie e la loro composizione chimica. Insomma, l’elettrico è ancora lontano dalla produzione in volumi tali da accaparrarsi quella fetta di mercato capace di spiazzare i motori tradizionali, oltretutto egregiamente evoluti nel tempo.

Quindi sull’elettrico “ci vorrà tempo”, dice Marchionne, e non è una visione pessimistica.

Nell’ambito della concorrenza, invece, c’è l’avvento sempre più pressante del ruolo produttivo della Cina nel mercato automotive. Attraverso l’acquisto di una quota maggioritaria della Daimler AG, azienda produttrice della Mercedes Benz, la casa automobilistica Geely Automobile Holdings del magnate cinese Li Shufu si è garantita l’abbattimento dei costi di ricerca e sviluppo per accedere già ad una produzione consolidata.

Il motto per cui l’antico “impero del mezzo” si assicura un ruolo importante tra i paesi più industrializzati del mondo sembra proprio confermarsi il seguente: “prodotto e know-how sono un punto di partenza, e non di arrivo”.

In questo modo la Cina entra a pieno titolo tra i grandi produttori mondiali di automobili e con la Geely, azienda di natura privata e predisposta a giocare nel libero mercato, può contare su altre quote di marchi prestigiosi come Volvo e Lotus, nonché sulla più grande flotta di veicoli per il car sharing del mondo denominata con il suggestivo nome “Cao Cao”.

Marchionne punterà ad una sinergia con il produttore cinese? Forse non adesso, molte cose devono ancora cambiare nel settore automotive, a cominciare da cosa verrà sviluppato in termini produttivi e a quale soglia la questione potrà diventare più appetibile per entrambi gli interlocutori.

Manca solo la questione relativa all’industrioso Canada e alle opportunità che migliorerebbero l’avvenuto “sbarco” di FCA sul suo territorio.

Per fortuna il NAFTA, il North American Free Trade Agreement, ha escluso anche questo paese dalla “scure” dei salatissimi dazi commerciali che avrebbero imposto un 25 percento sull’acciaio e un 10 percento sull’alluminio. Il tutto è stato annullato purché lo sbilanciamento degli scambi tra USA e Canada, favorevoli a quest’ultimo, sia riequilibrato con nuove quote e un nuovo trattato.

L’applicazione dei dazi avrebbe determinato, dunque, una battuta di arresto nella produzione automobilistica del gruppo e nello scambio già in essere con il Canada: prima dell’ultima seduta del Nafta, infatti, la Fiat FCA aveva già avviato degli accordi economici interessanti con il paese nord americano e, fortunatamente, li manterrà con rinnovato respiro dopo le ultime decisioni del presidente americano Trump.

Fate salve queste esclusioni, la battaglia commerciale continua comunque con la potente Cina a cui gli USA hanno dichiarato la guerra dei dazi a oltranza, almeno fino a quando permarranno le clausole sfavorevoli che sembra danneggino in modo considerevole l’economia statunitense.

Posizione europea

Anche l’Europa si salva dai dazi di Trump, ma nonostante ciò rimane inevitabile che si allontani sempre più dalla sfera di interesse della Fiat FCA.

Lo stesso Sergio Marchionne lo ha dichiarato alla stampa nel marzo 2018 affermando che “Fiat sarà meno importante in Europa” e che rimarranno disponibili sul mercato solo i modelli Fiat 500 e Fiat Panda.

La dichiarazione di Marchionne continua con parole chiarificatrici sulla sua visione dell’azienda, per cui “abbiamo bisogno di fare spazio ai marchi più potenti. Non sto uccidendo Fiat, credo che abbia un grande futuro in America Latina, e che in Europa possa contare sulla forza della 500. Ma non dobbiamo essere emotivi: la rilevanza di Fiat per il pubblico è diminuita”.

Ma non c’è da stupirsi perché la notizia era già stata annunciata nel maggio 2014 all’interno del business plan 2014-2018: uno degli obiettivi e asset industriali della FCA consisteva nel “fare leva” sul brand della Fiat 500 e riguardava l’Europa, oltretutto intesa come parte di un mercato più esteso, l’EMEA (Europe, Middle East and Africa).

Detto ciò, il top manager italo-canadese ha pronto un piano di cambiamento per il gruppo FCA e una data nella quale renderlo pubblico: il primo giugno 2018.

Le proposte sono varie e tutte altamente innovative:

  • sviluppo del segmento elettrico attraverso la partnership con un grande produttore di auto elettriche a guida autonoma, la Waymo, senza fare investimenti in danaro ma solo condividendo i futuri ricavi con il partner;
  • in Europa sarà mantenuta la famiglia Fiat 500 e la Panda;
  • Alfa Romeo e Maserati saranno il brand da sviluppare in Europa;
  • gli altri obiettivi sono prettamente finanziari e non di “volume produttivo”, eredità troppo vincolante per i futuri gestori.

Inoltre, Sergio Marchionne ha pronte le valigie per il 2019 e chi gli succederà dovrà solo eseguire alcuni obiettivi finanziari di capitale importanza per la sopravvivenza del gruppo: azzerare i debiti finora contratti; spianare la strada per una vendita totale che procuri elevati ricavi; continuare a produrre il “minimo” per rendere il “massimo” con prodotti di alto profilo tecnologico e di brand (Alfa Romeo, Maserati); concentrarsi su prodotti di largo consumo come i SUV del marchio Jeep presente in ben 150 paesi del mondo.

Ultima modifica: 7 maggio 2018