Crollo Morandi, altri ponti a rischio

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Tre arresti e sei misure interdittive. Una nuova bufera giudiziaria si abbatte su Autostrade e getta altra benzina anche sul dossier relativo alle concessioni.

I grillini sono già sul piede di guerra. Agostino Santillo, capogruppo M5S in Commissione trasporti del Senato, parla di «scenari inquietanti». Nel mirino della procura i controlli e i monitoraggi che la società avrebbe dovuto effettuare sullo stato di salute di alcuni viadotti.

Report che sarebbero stati «edulcorati» anche dopo il crollo del Ponte di Genova. Le misure cautelari sono scattate ieri mattina su ordine del gip di Genova, Angela Nutini, che ha dato il via libera alle richiesta del Pubblico ministero Walter Cotugno.

Nella rete dei giudici sono finiti dirigenti, manager e tecnici. Non solo della società capogruppo, ma anche di Spea, la controllata che si occupa delle ispezioni.

Sono finiti ai domiciliari Massimiliano Giacobbi (Spea), Gianni Marrone e Lucio Torricelli Ferretti (entrambi della Direzione VIII Tronco). Sospesi dai pubblici servizi per un anno, invece, sei tecnici e funzionari delle aziende coinvolte nell’inchiesta. Maurizio Ceneri, Andrea Indovino, Luigi Vastola, Gaetano Di Mundo, Francesco D’Antona e Angelo Salcuni.

L’indagine che ha portato al blitz della guardia di finanza, con una raffica di perquisizioni e sequestri, è nata da una «costola» dell’inchiesta principale sul disastro del Ponte Morandi.

Crollo ponte morandi

Immediato il contraccolpo a Piazza Affari, dove il titolo Autostrade ha perso in poche ore quasi 8 punti percentuali. La società, in una nota diffusa nel pomeriggio, si è difesa. Sffermando che i ponti oggetto dell’indagine sono «sicuri» e ha avviato un audit interno sull’operato dei manager.

Il Cda ha anche deciso di sospendere per altri due mesi l’aumento dei pedaggi previsto nel 2019. Per i giudici, in ben cinque casi, gli uomini di Autostrade e Spea Engineering avrebbero ammorbidito i documenti.

A far scattarele misure cautelari sarebbero stati i report su due viadotti. Il Pecetti sull’A26 a Genova e il Paolillo, in Puglia, sull’A16 (la Napoli-Canosa).

Gli altri tre ponti finiti nel mirino dei giudici sono il Sei Luci (sempre nel capoluogo ligure), il Moro vicino a Pescara e il Gargassa a Rossiglione.

In molti casi i report erano di «routine» e non «corrispondenti alla realtà». I tecnici di Spea avrebbero raccontato agli inquirenti che le carte «erano state cambiate dopo le riunioni con il supervisore Ceneri. Mentre, in altri casi, sarebbe stato lo stesso Ceneri a modificarli. Senza consultarsi con gli altri».

Sempre secondo quanto ricostruito dai magistrati, alcuni degli indagati temevano di essere intercettati finendo per usare uno ‘jammer’, un disturbatore di frequenze dei cellulari.

Inoltre, sempre secondo l’ordinanza, «nonostante il proprio ruolo apicale nella direzione dell’VIII tronco, Ferretti avrebbe concorso a tenere all’oscuro il ministero dei Trasporti sullo stato del Pecetti».

La replica di Autostrade non si fa attendere.

Per la società i ponti sono sicuri. «Il viadotto Paolillo è un ponticello di 11 metri, completamente ristrutturato». Afferma Autostrade. «L’indagine riguarderebbe una presunta marginale discrepanza tra le analisi progettuali e la costruzione finale».

Per il Pecetti, «si conferma che l’opera è stata totalmente ristrutturata e oggetto di ripetute verifiche».

A scopo meramente cautelativo, «l’azienda aveva già provveduto a cambiare la sede operativa dei due dipendenti interessati dai provvedimenti. E si riserva di attuare ulteriori azioni a propria tutela, restando a disposizione degli inquirenti».

Alberto Pieri

Crollo Morandi

Ultima modifica: 14 settembre 2019