Conte avverte i benzinai: non permetteremo lo stop

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La doppia trattativa – con i leader di Cgil, Cisl e Uil per restringere il campo delle attività produttive aperte e scongiurare gli scioperi in programma già oggi, e con i sindacati dei benzinai per evitare la serrata delle stazioni di servizio da stasera – va avanti per tutta la giornata.

Ma, verso sera, è il premier Giuseppe Conte a dare l’ultimo avviso: «Stiamo facendo aggiustamenti, coinvolgendo sindacati. Che, a volte, non sono rimasti soddisfatti. Mi auguro non ci sia uno sciopero, il Paese non se lo può permettere. Vale anche per i carburanti, sarà assicurato il rifornimento. Non consentiremo l’interruzione di questo servizio». In sostanza, un avvertimento di precettazione, nel caso del mancato accordo.

Tutto questo mentre, sul versante di banche e assicurazioni, sia Abi che Ania hanno concluso accordi con le categorie per regolare le aperture degli sportelli. Si potrà essere ricevuti solo su appuntamento. I sindacati dei benzinai, nello specifico, hanno proclamato a partire da oggi la chiusura progressiva dei distributori in tutto il Paese. Perché «da soli, non siamo più nelle condizioni di assicurare il necessario livello di sicurezza sanitaria. Né la sostenibilità economica del servizio».

Ma nel pomeriggio è arrivato il no del Garante sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali che «invita» a revocare subito l’astensione. Mentre il premier Conte assicura che verrà adottata «un’ordinanza in modo da assicurare i rifornimenti nella Penisola». Perché «è chiaro che, in questo momento, dobbiamo presidiare le attività essenziali».

La trattativa è affidata ai ministri dei Trasporti, Paola De Micheli, e dello Sviluppo, Stefano Patuanelli. Che spiegano come l’obiettivo sia di giungere a «intese tra i concessionari e i benzinai» e che i gestori potranno concordare con i concessionari autostradali periodi e orari di apertura alternata. Ma che, in ogni caso, dovranno essere garantiti i rifornimenti self-service.

Il confronto è serrato, perché la minaccia dei benzinai finirebbe di bloccare completamente il Paese. E i rifornimenti di supermercati e negozi di prima necessità.

Da qui l’avviso di Conte: i prefetti potrebbero intervenire per precettare i gestori. Altrettanto tesa la trattativa sulle richieste dei vertici di Cgil, Cisl e Uil di restringere l’ambito delle attività da considerare essenziali.

La minaccia dello sciopero generale

I sindacati dei metalmeccanici di Lombardia e Lazio sono pronti allo sciopero per oggi. E così quelli tessili e della gomma. Per non parlare dello sciopero generale minacciato. Al centro della discussione c’è l’elenco delle attività che restano aperte fino al 3 aprile, inserite nell’allegato del Dpcm 22 marzo, e che conta 90 voci.

Dopo il braccio di ferro con gli industriali e il pressing sul governo, si è aperto un nuovo confronto dei sindacati con l’esecutivo in collegamento video.

La richiesta è di ridurre ai livelli essenziali. E di circoscrivere molte produzioni del settore industriale, meccanico, tessile, chimico, del settore della gomma plastica, degli accessori degli autoveicoli, del commercio all’ingrosso, dei cantieri edili.

In ballo anche le attività dei call center. E la regolazione di alcuni servizi pubblici come le poste. «Faccio la sindacalista da 40 anni e non ho mai chiesto di chiudere una fabbrica. Ma qua c’è di mezzo la vita delle persone». Spiega Anna Maria Furlan. Mentre Maurizio Landini denuncia «Alcune imprese stanno cambiando il loro codice Ateco per poter continuare a produrre. Non è possibile giustificarle»

Claudia Marin 

Ultima modifica: 25 marzo 2020