Autostrade, Castellucci se ne va da Atlantia e intasca 13 milioni

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Giovanni Castellucci ha gettato la spugna. Dopo 15 anni di profitti stellari per la famiglia Benetton e il suo business autostradale, il numero uno di Atlantia ha imboccato l’uscita ieri sera, nel cda straordinario convocato su sua richiesta, portandosi dietro una liquidazione di 13 milioni.

Giovanni Castellucci
Giovanni Castellucci

E la Borsa, già allertata dalle voci di corridoio, ha festeggiato con un rimbalzo dell’1,56% per Atlantia, dopo una serie di sedute devastanti per la società che controlla Autostrade. «È una settimana che siamo sotto shock per quello che appare dai comunicati della giustizia. Speriamo che si chiarisca», aveva commentato nel pomeriggio Luciano Benetton, preannunciando l’arrivo di «qualche cambiamento».

Per ora decide il comitato esecutivo

Che poi c’è stato. Fino alla nomina di un nuovo amministratore delegato, il cda ha deciso di trasferire le deleghe esecutive a un comitato composto dal presidente Fabio Cerchiai e dai consiglieri Carlo Bertazzo, Anna Chiara Invernizzi, Gioia Ghezzi e Carlo Malacarne, mentre Giancarlo Guenzi, già direttore finanziario, è stato nominato direttore generale.

Arriva Altavilla?

Il comitato esecutivo consentirà di prendere tempo per poi avviare il processo di selezione del successore, per il quale è girato anche il nome dell’ex braccio destro di Sergio Marchionne, Alfredo Altavilla.

La svolta è arrivata dopo le novità giudiziarie, che hanno fatto emergere una serie di manipolazioni nei rapporti sullo stato di salute di alcuni viadotti e hanno rimesso nell’occhio del ciclone Autostrade per l’Italia insieme alla controllata Spea, responsabile proprio della manutenzione, ridando fiato alla fazione del M5s che da tempo chiede a gran voce la «revoca» della concessione di Aspi, mentre negli ultimi giorni sembrava poter prevalere la linea del premier Giuseppe Conte e del Pd che puntava a una «revisione» graduale.

Il nuovo, delicato filone d’inchiesta della magistratura, dopo quello sul crollo del Ponte Morandi il 14 agosto 2018, costato la vita a 43 persone, sta facendo tremare dalle fondamenta l’impero autostradale dei Benetton e ha incrinato la fiducia della famiglia di Ponzano Veneto nell’amministratore delegato, prima di Autostrade e poi di Atlantia.

Il tentativo di rilanciare il dialogo con il governo

E così, sia nella società che nella holding, si è tornato a ragionare di come uscire dall’impasse e rilanciare il dialogo con il governo, in nome del quale Atlantia, che controlla anche gli aeroporti di Roma, si è spesa come partner industriale di Alitalia.

L’uscita di Castellucci, l’uomo che ha traghettato l’impero industriale dei Benetton nelle infrastrutture e nella finanza, è sembrata negli ultimi giorni inevitabile.

Gli incroci delicati con Alitalia

Il suo passo indietro, però, potrebbe diventare un problema sui molti fronti in cui Atlantia si sta muovendo, primo fra tutti la partecipazione di Atlantia alla cordata che dovrebbe rilevare Alitalia, insieme a Delta, a Ferrovie e al Tesoro. Il dossier è stato gestito da Castellucci in prima persona, in particolare per quanto riguarda i rapporti con gli americani di Delta.

Un altro fronte caldo è la fusione con la spagnola Abertis. È stato Castellucci, infatti, l’artefice di questa conquista, per la quale ha lavorato tessendo rapporti con la politica spagnola e con Florentino Perez, il potentissimo numero uno di Acs e presidente del Real Madrid. Sostituirlo non sarà certamente una passeggiata.

Elena Comelli

Ultima modifica: 18 settembre 2019