Aumentano gli incidenti, colpa di smartphone e alcol. L’allarme di ASAPS

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Alla guida svagati, magari ubriachi. Con l’idea di farla franca. «I controlli? Deboli. Settantonovemila pattuglie in meno dal 2008 al 2018 su statali e provinciali, è lì che si muore davvero. Non bastano a compensare le 20mila extra sulle autostrade. Siamo fermi, c’è sempre qualcosa di più urgente della sicurezza stradale».

Incidenti mortali stradali
Incidenti mortali stradali

Giordano Biserni dell’Asaps non ha mai dimenticato quando negli anni Ottanta doveva suonare i campanelli all’alba, in Romagna, per dire a una mamma o a un papà che il figlio non sarebbe tornato a casa. Si risente: «Mi danno del fondamentalista, hanno ragione, certa gente non ha mai visto quel che è toccato a me».

Vero, sulle strade si muore di meno. La tecnologia ci aiuta ma insieme ci distrae: e la distrazione è la prima causa d’incidente. I numeri lasciano sgomenti. Nei primi tre fine settimana di giugno le vittime sono quasi raddoppiate rispetto al 2018: erano 36, sono diventate 65. Strage di motociclisti. I marchingegni elettronici ci multano su tutto ma ancora non ci possono fare l’etilometro.

L’alcol al volante è tornato di prepotenza nei titoli. «Nel 2000 – ricorda Biserni –, nelle due notti del fine settimana, quelle che abbiamo sempre chiamato le sedici ore maledette, i morti erano 917; due anni fa siamo arrivati a 318. Vuol dire una riduzione drastica del 65%. Ma attenzione: erano stati meno di 300 nel 2016. Quindi c’è stato un leggero aumento. Leggero… Quando si parla di vittime, mi sembra un controsenso anche dire così».

Le distrazioni fatali in auto con lo smartphone
Le distrazioni fatali in auto con lo smartphone

La premessa inquadra un’estate «molto orfana». Fra l’altro: da oggi doveva scattare l’obbligo dei seggiolini anti-abbandono, se ne riparlerà in autunno, quando com’è noto non fa così caldo.

Sulle autostrade, come conferma il sito della polizia, i nuovi Tutor Pm sono attivi appena su 37 tratte, un anno fa la sperimentazione era partita su 31. Siamo distanti anni luce dalle 300 postazioni dell’era Sicve, il sistema travolto e smontato da un’inchiesta giudiziaria dopo una guerra sui brevetti.

E aspettiamo sempre le misure drastiche annunciate più volte dal ministro Toninelli per l’uso del telefonino alla guida. «Tanti proclami, ma quando vai a stringere mancano gli atti necessari», bacchetta Enrico Pagliari, l’ingegnere che guida l’area tecnica dell’Aci. «Basterebbe far funzionare bene le regole che ci sono, senza avere l’alibi di dover modificare il codice – chiede –. Chiaramente, servono i controlli. Anche perché sulle strade è l’anarchia totale. Distrazione prima causa d’incidente? Le cause sono tante, anche lo stato psico-fisico».

Contrasto a velocità, alcol e cellulare: gli ingredienti base per la sicurezza, elenca Biserni. «Ma sono decisioni impopolari, fanno perdere consenso. Siamo in stallo, anzi stiamo perdendo terreno. Le campagne contro l’abuso di alcolici sono praticamente sparite, gli etilometri sono pochissimi e sotto schiaffo, come tutti gli strumenti di controllo. Autovelox, tele-laser… Gli operatori di polizia si sono stancati di essere sempre sotto processo».

Riparte l’esame della mini-riforma del codice

Di sicuro non hanno aiutato la sicurezza quei sindaci che hanno davvero esagerato, usando le macchinette come cassa. Domani in commissione Trasporti alla Camera riparte l’esame sulla miniriforma del codice.

L’obiettivo: approvare il ddl prima che il Parlamento chiuda per ferie. Il presidente Alessandro Morelli ammette: «Vero, il ritardo c’è. Ma bisogna citofonare al ministero, troppo lento. Noi abbiamo fatto tutti i compiti a casa, schiacciando sull’acceleratore». E in effetti il parlamentare leghista è noto per la campagna sui 150 all’ora nelle autostrade a tre corsie.

Rita Bartolomei

Ultima modifica: 1 luglio 2019