Maleducazione a due ruote, il CT Cassani: serve rispetto

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La maleducazione su due ruote, l’approfondimento di QN.

Davide Cassani, ct della Nazionale di ciclismo, ex professionista della bici e tuttora pedalatore seriale: quanto sono maleducati gli automobilisti verso i ciclisti?

«Abbastanza».

Spieghi il motivo.

«Chi va in bici non viene considerato un occupante della strada, ma un ostacolo. Il problema è che oggi in Italia ciò che è lento dà noia e viene calpestato».

Esempi?

«Si sprecano: già passare molto vicini a un ciclista o sorpassare quando dalla corsia opposta sta sopraggiungendo una bici sono comportamenti pericolosi».

Quanto sono maleducati, invece, i ciclisti?

«Abbastanza».

Spieghi anche questo.

«Vedo ciclisti che non rispettano il codice, altri che mandano a quel paese gli automobilisti che suonano per avvisare. Altri ancora che in gruppo non lasciano strada alle vetture. L’educazione deve essere reciproca».

Bicicletta in città

Lei come si comporta?

«Quando mi suonano e hanno ragione, alzo la mano e mi scuso».

Nessuno si è scusato con lei in Brianza, quando ha rischiato tre volte di essere buttato in terra dalle auto, come ha denunciato sui social…

«Pretendo rispetto. Se lo voglio, devo anche darlo».

Chi crea questo clima sulle strade?

«Un po’ tutti. Compresi pedoni e ciclisti, che a volte si comportano come se per loro il codice non valesse. In Giappone ho visto un signore che, nonostante non passassero auto, non ha attraversato la strada fino a quando il suo semaforo non è diventato verde. E’ questione di cultura».

Biciclette in città

Intanto in Italia l’obbligo di sorpassare le bici a un metro e mezzo di distanza è diventato legge.

«E la legge andrebbe rispettata, perché camion e auto passando vicinissimi ai ciclisti possono risucchiarli, creando tragedie: un attimo di attesa, prima di un sorpasso, cambia poco».

Cosa cambierebbe lei, invece?

«Mi piacerebbe che ci fosse un accordo per collaborare, indipendentemente dal mezzo che si usa, segnalando i pericoli, avvisandosi: siamo tutti sulla stessa strada, aiutarsi è un modo per avere qualche incidente in meno».

I numeri delle vittime sono impressionanti, come ha ricordato lei rispondendo in questi giorni a un infelice articolo contro i ciclisti del magazine Rolling Stone.

«Si, infelice, perché comunque esiste un uso responsabile della bici e io mi considero della squadra. Leggo che New York investirà 55 milioni per rendere più sicure le strade alle bici, che contribuiscono ad alleggerire traffico e inquinamento. Io stesso pedalo nelle città con il bike sharing: da inizio anno ho fatto 259 chilometri con le mobike, nel mio piccolo sono un auto in meno».

Per mettere d’accordo tutti servirebbero più ciclabili.

«Nel senso di percorsi protetti in città, oppure di strade per ciclisti, dove si può pedalare a 30 all’ora senza trovare cani al guinzaglio e carrozzine. Come hanno molti Paesi europei: è un modo sicuro di spostarsi, ma è anche un’ottima promozione per il turismo, perchè la presenza di questi percorsi invita chi viaggia all’uso della bici».

Il suo consiglio ai ciclisti?

«Comportiamoci come vorremmo che gli altri si comportassero con noi. E usiamo le luci anche di giorno, specialmente sulle bici dei bambini: attirano l’attenzione, permettendo di notare meglio chi pedala».

Angelo Costa

Maleducazione a due ruote, il CT Cassani: serve rispetto

Ultima modifica: 31 luglio 2019