Auto elettriche, i numeri del mercato e una ipotesi di futuro

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Proponiamo l’interessante riflessione, dedicata al mercato delle auto elettriche, di Gennaro Speranza di Econometrica, pubblicata da Autopromotec.

Le auto elettriche circolanti su strada hanno superato nel 2017 la soglia di tre milioni di unità a livello mondiale. Un risultato simbolico che evidenzia i notevoli sforzi messi in atto nel corso dell’ultimo decennio da governi e industria automobilistica. Obiettivi ambiziosi, strategie politiche di sostegno alla mobilità sostenibile, attività di ricerca e sviluppo stanno consentendo di accelerare la transizione verso la mobilità elettrica. Vediamo insieme il presente di questo settore e cosa ci si aspetta per il futuro.

Vendite in crescita

Nel 2017 sono stati venduti nel mondo 1,3 milioni di veicoli elettrici (tra ibridi plug-in e completamente elettrici). Una cifra che rappresenta l’1% del mercato totale, ma che ha avuto una vera e propria spinta (+58%) rispetto al 2016. Secondo EV-Volumes, società d’analisi svedese, proseguendo all’attuale tasso di crescita, nel 2030 otto nuove auto su dieci saranno elettriche. A livello di mercati trainanti, quello cinese si consolida leader: lo scorso anno le immatricolazioni di auto elettriche sono state ben 777.000 (+53% sul 2016). Il 2017 è stato un anno importante anche per gli Stati Uniti. Il Paese governato da Trump ha immatricolato circa 200.000 auto elettriche (+27% sull’anno precedente).

Va rimarcata però anche la performance dell’Europa: nei Paesi UE/Efta le auto elettriche vendute nel 2017 sono state circa 287.000 (+38,7% sul 2016). In particolare, nel vecchio continente ogni 54 auto immatricolate una è elettrica (nel 2016 il rapporto era di una ogni 72). Venendo all’Italia, nel nostro Paese nel 2017 sono state vendute 4.827 auto elettriche: una quantità più che raddoppiata rispetto al 2016 (allora ne furono 2.819), anche se va detto che tale crescita non incide sulla quota italiana: parliamo dello 0,2% del nostro mercato complessivo. Numeri ancora lontani da quelli di Germania (54.617 auto elettriche immatricolate nel 2017), Regno Unito (36.835 unità), Francia (36.835) e Norvegia, che con 62.313 unità è il Paese più “elettrico” d’Europa.

La grande corsa sta per partire

Sono questi, dunque, i principali numeri con cui fare i conti. Anche se il vero boom dell’elettrico ci sarà nel prossimo decennio, stando alle previsioni degli addetti ai lavori. Quelle di PwC, che ha preso in considerazione i principali mercati mondiali (Cina, Europa e Stati Uniti), sono particolarmente ottimistiche a riguardo.

E ci dicono che entro il 2030 questi mercati saranno invasi dalle auto elettriche che raggiungeranno complessivamente ben 164 milioni di unità circolanti. Interessante la tripla velocità con cui tutto questo dovrebbe accadere. Lo studio spiega infatti che le auto elettriche aumenteranno lentamente fino al 2020, quando arriveranno a 7,6 milioni. Nel quinquennio seguente ci sarà una prima accelerazione che porterà sopra i 41 milioni, mentre la vera e propria crescita vertiginosa che garantirà di raggiungere i 164 milioni di cui sopra avverrà tra il 2025 e il 2030.

A che punto è la distribuzione della rete di ricarica?

Di pari passo con la crescita del parco veicolare elettrico, è in aumento anche il numero dei punti di ricarica. Stando ai più recenti dati disponibili, di fonte Energy & Strategy Group, il numero totale dei punti di ricarica – sia pubblici che privati –  censiti nel mondo si attesta alla fine del 2016 a 1,45 milioni, in forte crescita (+81%) rispetto agli 800.000 punti del 2015 e di circa 73 volte rispetto ai 20.000 del 2010.

Una crescita trainata soprattutto dal segmento delle colonnine private, che costituiscono la stragrande maggioranza del settore, a discapito di quelle pubbliche che invece rappresentano solo il 13% del totale. Proprio queste ultime, le colonnine pubbliche, si trovano in maggioranza in Cina (31%), seguita dagli Stati Uniti (17%), dalla Norvegia (12%) e dalla Svezia (10%).

In Europa, complessivamente, sono state installate 70.000 stazioni di ricarica pubbliche. Si tratta di un numero destinato a crescere significativamente nei prossimi anni grazie anche alla direttiva europea Dafi (Alternative fuel infrastructure directive), che a partire dal 2014 ha iniziato a indicare la giusta via a tutti gli stati membri con direttive mirate alla diffusione capillare di colonnine di ricarica su tutto il territorio europeo.

In Italia

Per quanto riguarda il nostro Paese, le colonnine pubbliche presenti sul territorio sono circa 1.750, un numero ancora non adeguato per sostenere l’alimentazione di un parco crescente di veicoli elettrici. Tuttavia il mercato è in procinto di attraversare una fase di forte espansione.

Nel quadro del Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica (il cosiddetto PNIRE) stilato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono stati stanziati 33,3 milioni di euro per l’installazione di nuove colonnine di ricarica. In particolare, entro il 2020 dovrebbero essere collocati da 4.500 a 13.000 nuovi punti di rifornimento di ricarica normal power (ossia con una potenza uguale o inferiore a 22 kW) e da 2.000 a 6.000 punti di ricarica high power (ossia con una potenza superiore a 22 kW).

La sfida delle batterie

Il mercato dell’auto, non è un segreto per nessuno, tira dunque verso l’elettrico, anche se ci sono alcuni ostacoli da superare prima che la rivoluzione entri nel vivo. Tra gli ostacoli sono da citare senza dubbio il prezzo elevato dei veicoli elettrici (questo costo elevato è dovuto alle batterie, che pesano fino al 40% del prezzo del veicolo) e la limitata autonomia delle batterie.

Il progresso tecnologico, da questo punto di vista, rappresenta un fattore cruciale affinché i veicoli elettrici raggiungano la parità di costo con quelli a combustione interna e la densità energetica delle batterie aumenti al fine di consentire la percorrenza di tratte più lunghe. Secondo un recente report di Bloomberg New Energy Finance, tuttavia, il prezzo medio di una batteria al litio, nonostante resti alto, è calato parecchio in pochi anni, passando da 1.000 dollari per kWh nel 2010 a 209 dollari per kWh nel 2017 (con un calo del 79%).

La previsione è che i prezzi caleranno ulteriormente negli anni e che entro un decennio la propulsione elettrica potrebbe raggiungere la competitività con quella tradizionale a combustione interna. Le batterie, inoltre, saranno meno ingombranti, più leggere – oggi pesano una tonnellata – e più veloci da ricaricare.

Opportunità da cogliere

L’auto elettrica sarà dunque sempre più presente nella mobilità del domani. A cogliere le opportunità che questa trasformazione della mobilità porta con sé non sarà solo il comparto dell’automotive, ma anche quello dell’aftermarket. Da un lato, infatti, gli automakers dovranno investire maggiori risorse in ricerca e sviluppo tecnologico così da migliorare l’autonomia dei veicoli e in generale sviluppare auto e batterie dalle prestazioni sempre migliori.

Dall’altro, per quanto riguarda il settore dell’aftermarket, si farà sempre più pressante la necessità di ammodernare i macchinari e gli strumenti di lavoro e accrescere la propria formazione professionale. Gli autoriparatori dovranno modificare radicalmente le proprie competenze per saper “mettere le mani” su queste tipologie di auto ed adeguarsi alle diverse esigenze di manutenzione. Per stare al passo con la rivoluzione elettrica sarà fondamentale, in una parola, specializzarsi.

Gennaro Speranza – Econometrica

Ultima modifica: 29 maggio 2018